mercoledì 21 giugno 2017

Il calamaro gigante esiste, ecco dove




I primi avvistamenti leggendari del calamaro gigante risalgono ad Aristotele, nel 500 a.c., quelli storici vanno dal 1639 nei mari della Norvegia, al 2015 in Giappone. 
Oggi, grazie alle nuove tecniche di archiviazione ed elaborazione dati dell’Isti-Cnr, la prima mappa del calamaro è pubblicata su Ecological Modelling e una timeline ne racconta la storia. 
I ricercatori hanno inoltre realizzato mappe digitali per 406 specie marine dai cetacei ai coralli, al fine di monitorare la perdita di habitat a causa dei cambiamenti climatici

La storia del calamaro gigante (genere Architeuthis) va dal Mar della Cina, alle leggende del Nord Europa fino all’Oceano Atlantico, gli avvistamenti reali, presunti e immaginari hanno popolato libri e ispirato film. Le prime notizie sulla probabile esistenza del mollusco risalgono alla ‘Storia degli animali’ di Aristotele, le ultime, arrivano dai pescatori del mar del Giappone nel 2015. Un’indagine scientifica realizzata dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr) di Pisa ha prodotto una mappa di avvistamenti del calamaro e la prima timeline su questo gigantesco mollusco, ossia una rappresentazione cronologica della sua presenza nelle acque di tutto il mondo mediante l’utilizzo dei Big data, del Cloud computing (elaborazioni di archivi on-line) e delle Infrastrutture digitali (reti informatiche collaborative). La mappa è pubblicata sulla rivista Ecological Modelling.
“Il primo spiaggiamento certificato del cefalopode risale al 1639, ritrovato sulle rive della Norvegia dal naturalista Japetus Steenstrup. Le dimensioni del calamaro effettivamente corrispondono alle leggende che lo circondano, con una lunghezza che può arrivare fino ai 18mt. Gli ultimi avvistamenti ufficiali rimandano al 2009-2010, dal Golfo del Messico fino alle coste della Florida, e al periodo 2012-2015 in Giappone, forse presente anche nel Mar del Nord”, spiega Gianpaolo Coro, ricercatore dell’Isti-Cnr. “Per produrre questa timeline del calamaro gigante abbiamo messo in correlazione la mole di dati già acquisiti sugli habitat con le rilevazioni reali e presunte. Si è valutata anche la distribuzione in relazione all’ambiente: mari molto ampi, elevate profondità (tra i 450 e i 1000 mt.) e temperature molto basse (circa 1°C) sono areali tipici degli Oceani Atlantico del Nord e Pacifico del Sud-Est. La mappa interattiva, prodotta con l’ausilio dei dati forniti dalla libreria digitale ‘Copernicus’ dell’Agenzia spaziale europea (Esa), stima in dettaglio la presenza-assenza del calamaro nei mari di tutto il mondo”. Un aspetto rilevante del lavoro sta nella possibilità di unire le informazioni raccolte negli archivi digitali e nelle tecniche di realizzazione di mappe interattive per osservare il comportamento delle specie animali, studiarne lo stato di salute, realizzare modelli ecologici e valutare come subiscano le mutazioni ambientali. “L’Isti-Cnr, in collaborazione con la Food and Agriculture Organization of the United Nations (Fao), già partner dello studio per produrre la mappa del calamaro gigante, ha creato delle mappe digitali per 406 specie marine allo scopo di monitorare i cambiamenti degli habitat da qui al 2050, legati alle anomalie climatiche in corso. Molte delle specie indagate, il 67% pesci, il 19% mammiferi, il restante coralli, rettili e molluschi, vedranno perdere gran parte del loro habitat a causa dei rialzi di temperatura dei mari”, conclude Coro. “Il know how che possiamo mettere in campo riguarda il cloud computing, la rete di server che fornisce le capacità di calcolo e di memorizzazione, le Infrastrutture digitali che permettono di elaborare, archiviare condividere e memorizzare dati e la ‘tecnologia semantica’, associazione di documenti e dati che permette di capire l’evoluzione dell’informazione e realizzare rappresentazioni interattive anche a scopo educativo”.


Inguscio: reclutamento e stabilizzazione sono un investimento e non una spesa


Massimo Inguscio, presidente del CNR, ha 

incontrato oltre 400 colleghe e colleghi in rappresentanza delle lavoratrici e lavoratori dell’Ente con forme contrattuali precarie di varia natura, per trovare assieme soluzioni praticabili per risolvere la situazione storica del precariato

Massimo Inguscio, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e della Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca, assieme ad altri rappresentanti del CdA e dirigenti del CNR, ha accolto nell’auditorium della sede centrale del CNR, a Roma in Piazzale Aldo Moro, una delegazione di oltre 400 colleghe e colleghi del gruppo “PrecariUnitiCnr” e di sindacalisti, in rappresentanza delle lavoratrici e lavoratori dell’Ente con forme contrattuali precarie di varia natura, per ascoltare, dialogare, affrontare e trovare assieme soluzioni praticabili per risolvere la situazione storica dei lavoratori precari del CNR.
“Non vi è dubbio che è fondamentale investire nel sapere delle persone, nel capitale umano e nella ricerca”, commenta Inguscio. “La politica di reclutamento di nuovi ricercatori e la stabilizzazione dei precari sono una politica di investimento prioritaria – e non una spesa – per il futuro del Paese. Per ogni euro pubblico investito in ricercatori, laboratori e progetti del CNR circa altri 60 centesimi vengono attratti da fondi europei su base competitiva. Si tratta di soddisfare attese umane e aspirazioni professionali maturate negli anni, e al tempo stesso, di non disperdere conoscenze preziose nei campi del sapere e della ricerca più disparati che contribuiscono alla cultura scientifica e al progresso dell’Italia, dell’Europa e del mondo. La recente riforma Madia, la consapevole attenzione della Ministra dell’Istruzione università e ricerca Valeria Fedeli e del Governo più in generale”, continua Inguscio, “offrono degli indirizzi per la soluzione concreta del tema del precariato dei ricercatori pubblici di cui si sta tenendo conto nella stesura del nuovo impegnativo piano triennale del CNR”.
Nei giorni passati, grazie al prezioso gioco di squadra tra la Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca e l’Anvur, si è avviata la semplificazione delle attività degli Enti pubblici di ricerca, con le nuove linee-guida per la valutazione da parte dell’Anvur. Durante i recenti incontri della Consulta tra i presidenti degli Enti si è iniziato ad approfondire anche il tema della stabilizzazione dei ricercatori, dei tecnologi e del personale amministrativo precario e le possibili soluzioni che saranno specifico oggetto della prossima riunione.
“Tra le tante voci meravigliose e piene di ispirazione e passione che ho ascoltato oggi tra i ricercatori, i tecnologi e gli amministrativi precari del Cnr – conclude Inguscio - vorrei ringraziare quella di una ricercatrice, a nome di tutte le persone presenti e non che hanno portato il loro impegno, contributo e idee, Katia Buonasera, e citare una frase del suo discorso che potrete leggere per intero su www.cnr.it: ‘Ecco, mi auguro che proprio dovere, dignità e coscienza guidino oggi l’operato dei membri del CdA, allo stesso modo in cui da sempre guidano il nostro operato, tenendo alto nel mondo il nome del nostro CNR’”.