sabato 10 giugno 2017

IL CASTELLO ARAGONESE




Piazza Armerina come ogni Città medioevale con profonde radici storiche era circondata da una possente cerchia di mura e sovrastata da un castello.

Il castello più antico della Città non esiste più, si trovava dove  una volta  c’era l’ospedale Chiello ora sede Vescovile.

Di questo castello abbiamo pochissime notizie ed una riproduzione nella pianta della Città di quell’epoca bulinata nel pettorale che ricopre il Vessillo della Madonna delle Vittorie, di certo sappiamo che era in grado di ospitare una numerosa guarnigione per garantire alla Città una adeguata difesa e che venne demolito intorno alla fine del milletrecento per dare il sito   ai frati “ Conventuali” per erigervi un convento.

I frati in cambio del terreno ricevuto cedettero il sito che occupavano in precedenza e così sul lato sud della Città intorno al 1392 gli Aragonesi  costruirono un nuovo castello chiamato “Castello Aragonese” dove per parecchio tempo soggiornò Re Martino.

Questo castello è di forma rettangolare munito di quattro possenti torrioni con mura una volta merlate, fornite di feritoie e con l’ingresso principale rivolto a Sud.

Della struttura originaria purtroppo non abbiamo  una planimetria sappiamo di certo che disponeva di un vasto cortile, ancora oggi in parte visibile, di stalle spaziose e che poteva ospitare una numerosa guarnigione.

Duplice era la Sua  funzione,  doveva difendere la Città dai nemici  ma allo stesso tempo controllarla evitando come spesso era avvenuto che si ribellasse al sovrano di turno.

Infatti sia il Capitano che la guarnigione non erano della Città  ma erano uomini ai diretti ordini del Re e di sua completa fiducia.

Solo successivamente e tramite “PRIVILEGI” la Città ottenne che il capitano e la guarnigione potessero essere piazzesi.

Il Castello Aragonese è stato in un certo senso più fortunato di altri castelli dei dintorni (Aidone, Mazzarino, Pietraperzia) in quanto essendo stato utilizzato fino alla metà degli anni sessanta come carcere maschile e femminile ha goduto di quelle manutenzioni necessarie che ne hanno impedito il crollo ma che allo stesso tempo hanno ulteriormente modificata la struttura originaria.

Dismesso da carcere e acquistato da un privato è rimasto nel più assoluto abbandono per oltre 50 anni venendo ricoperto di erbe e sterpaglie con numerosi crolli di volte interne ed abitato da topi, rettili e perfino conigli.

Di qualche mese fa la notizia che questo privato, prima che crollasse anche all’esterno, aveva deciso di venderlo  ad un altro privato ovvero alla IMMEDILITALIA S.R.L di Gela di cui la I.G.S Costruzioni Generali S.r,l. è una consociata , visto il disinteresse all’acquisto di tutte le Istituzioni Pubbliche.

Il nuovo proprietario, avute le chiavi, immediatamente si è messo all’opera ed anche le mani in tasca  per ripulirlo dalle erbacce interne ed esterne cresciute in cinquanta anni, per la messa in sicurezza delle parti pericolanti e poi in un secondo momento con l’avvallo della Sovraintendenza al ripristino per quanto possibile della struttura originaria.

La notizia della la vendita del Castello ha fatto scalpore ma solo per la curiosità di sapere chi lo aveva comperato, quanto lo aveva pagato e  come volesse utilizzarlo.

Nessuno e dico nessuno ha espresso sui Social Network, sempre pronti a criticare tutto e tutti  e  mai a proporre, a spendere una parola di lode nei confronti di un forestiero che sta restituendo  a proprie spese alla Città un monumento di grande valore storico in una zona dove i gloriosi palazzi che lo circondano  delle famiglie più nobili (Crescimanno, Velardita ecc.) sono in completo abbandono e stanno crollando.

Neppure il Comitato del Quartiere Monte che per anni ha usufruito ed anche pulito una parte esterna  del castello nel lato posteriore  per cene medioevali od altro, ha avvicinato il nuovo proprietario per esprimere compiacimento per questa sua iniziativa e per quello che sta facendo.


                                                  Totò Conti