lunedì 8 maggio 2017

Xylella: l’unica soluzione è la ricerca scientifica




Alla luce dei recenti risultati ottenuti dalle ricerche sulla Xylella fastidiosa, il Cnr illustra il proprio contributo nella lotta all’epidemia che in Puglia interessa un ampio territorio e che ha provocato un enorme danno all’olivicoltura salentina. Gli studi, ancora in corso, stanno fornendo sempre maggiori conoscenze anche sulla stabilità e utilità di eventuali varietà resistenti. Scopo della ricerca coordinata dall’Ente è anche fornire un’informazione corretta, fondata sulla evidenza dei dati e dei risultati scientifici

La Xylella fastidiosa è un batterio patogeno delle piante, incluso nella lista degli organismi nocivi da quarantena non presenti in Europa e, pertanto, regolamentato da un’apposita Direttiva comunitaria (la 2000/29 CE) che in caso di epidemia obbliga gli Stati membri ad interventi immediati di eradicazione o, quando questa sia tecnicamente non possibile, di contenimento. La scoperta e la diffusione di Xylella in Puglia interessa ampie fasce territoriali.
“Il Consiglio nazionale delle ricerche, attraverso l'Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp-Cnr) e altri istituti dell’Ente presenti sul territorio, è impegnato da anni su questi temi grazie al lavoro e ai talenti dei suoi ricercatori e ricercatrici nella comprensione del fenomeno e nella ricerca di soluzioni”, dichiara il presidente del Cnr Massimo Inguscio. “Si tratta di un lavoro scientifico multidisciplinare, rilevante e innovativo, anche perché riguarda un problema quasi sconosciuto in Europa sino a quattro anni fa, che ha un importante impatto economico, sociale ed ambientale e che richiede l’applicazione di misure di controllo a volte impopolari. In questo contesto è fondamentale il contributo del Cnr alla ricerca, alle soluzioni e a un’informazione e divulgazione basate su dati e risultati scientifici. Il valore scientifico e di coordinamento delle ricerche del Cnr risulta importante al fine di valorizzare e ottimizzare gli studi, le scoperte, le risorse disponibili, nel dare informazioni corrette che siano di aiuto per le persone dei territori coinvolti e per le politiche delle istituzioni locali, nazionali e internazionali che in futuro potrebbero coinvolgere anche altri paesi”, sottolinea ancora Inguscio.
“La Xylella è un pericoloso batterio patogeno che deve essere affrontato con adeguate misure fitosanitarie e che ha già provocato un enorme danno all’olivicoltura salentina. Il Cnr ha segnalato per primo l’arrivo del patogeno e ha messo in atto una serie di ricerche e studi coordinati dai ricercatori del Cnr che hanno vinto bandi finanziati da Commissione Europea, da Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) e altri soggetti coinvolti, che hanno consentito un enorme progresso scientifico nella conoscenza della patologia e nella messa a punto di metodi di lotta e controllo”, spiega Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari (Disba) del Cnr. “Le ricerche in corso hanno permesso tra l’altro di evidenziare cultivar di olivo resistenti al batterio. Ulteriori studi sono in corso per verificare le basi molecolari, biochimiche e fisiologiche di questa resistenza, la persistenza nel tempo, l’impatto sulle caratteristiche agronomiche e produttive delle piante, l'innesto di cultivar resistenti come pratica per il recupero di piante monumentali e molto altro”.
Queste informazioni sono essenziali per avere un quadro completo della stabilità e utilità di eventuali tratti di resistenza. “Una delle cultivar resistenti (FS-17) è una selezione brevettata ormai da trent’anni dal Cnr, la cui licenza esclusiva è stata ceduta a tre vivai, su diverse zone del territorio nazionale”, puntualizza Loreto. “I vivai licenziatari possono moltiplicare le piante di FS-17 mentre chiunque può acquistare da questi vivai e rivendere sul mercato e sono possibili anche sub-licenze. Il Cnr ha una royalty sulle vendite che in totale, compreso l’equo premio per l’inventore, è del 10% del costo delle piante commercializzate: l’Ente contribuirà ulteriormente al superamento dell’emergenza Xylella e al controllo del patogeno reinvestendo le royalties derivanti da vendite di eventuali cultivar resistenti per ulteriori studi e ricerche sulla biologia e sulla lotta al patogeno, e per la tracciabilità e certificazione del materiale messo in commercio”.

Al via il progetto formativo per la “Prevenzione del rischio di suicidi ed atti autolesivi in carcere”






Obiettivo del progetto, che segna la collaborazione fra Asp di Catania e Case Circondariali del territorio, è la conoscenza dei percorsi di valutazione e cura da attivare nei servizi della sanità penitenziaria, per prevenire suicidi ed atti auto lesivi.

Il corso è rivolto agli operatori delle cinque Case circondariali della provincia di Catania e si svilupperà nell’arco di un triennio.

CATANIA - È stato presentato oggi alla stampa il progetto “Prevenzione del rischio di suicidi ed atti autolesivi in carcere”.
Si tratta del primo intervento formativo, che si realizza in Sicilia, secondo le linee guida regionali di prevenzione del rischio autolesivo e di suicidio nelle carceri, fortemente volute dall’assessore alla salute on. Baldo Gucciardi.
Intervenuti il direttore generale dell’Asp di Catania, dr. Giuseppe Giammanco; il direttore sanitario, dr. Franco Luca; il direttore della Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza, dott.ssa Elisabetta Zito; il direttore della Casa Circondariale di Catania Bicocca, dott. Giovanni Rizza.
Presenti inoltre il direttore del Dipartimento di salute mentale, dr. Giuseppe Fichera; il direttore del Servizio di Psicologia, dr.ssa Maria Concetta Cannella; il direttore dell’UO di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza-territoriale, dr.ssa Anna Fazio; il dr. Roberto Ortoleva, dirigente psichiatra Staff Dsm.
Obiettivo del progetto è la conoscenza dei percorsi di valutazione e cura da attivare nei servizi della sanità penitenziaria, per prevenire suicidi ed atti auto lesivi.
«Con questo progetto, subito sostenuto dai direttori della Case circondariali del nostro territorio - ha detto il dr. Giammanco -, vogliamo condividere con gli operatori degli istituti penitenziari conoscenze e prassi per migliorare la qualità di vita di una persona in un momento della vita nel quale è più avvertito il bisogno di ascolto e di attenzione. È la prima proposta formativa del tipo in Sicilia che si muove in linea con gli atti d’indirizzo nazionali e regionali, e siamo fieri di poter lavorare in questo senso».
«Grazie alla sensibilità dei direttori delle Case circondariali - ha aggiunto il dr. Luca -, stiamo lavorando in modo da garantire continuità e stabilità dei servizi, e le risorse umane e specialistiche adeguate».
Il corso è rivolto agli operatori delle cinque Case circondariali della provincia di Catania e si svilupperà nell’arco di un triennio. I docenti impegnati svolgeranno la loro attività gratuitamente.
Il primo modulo del corso è previsto per domani 9 maggio, nella Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza.
«Abbiamo accolto con molto favore questo progetto - ha detto la dott.ssa Zito che si muove nel senso della integrazione delle competenze per affrontare un fenomeno grave e complesso e implementare procedure e programmi di prevenzione».
«È una opportunità che ci viene offerta - ha affermato il dott. Rizza - e grazie alla quale, attraverso questo processo formativo, verranno messi in atto gli interventi necessari per prevenire il fenomeno, ridurre il rischio e valorizzare la prevenzione e l’inclusione sociale come obiettivi prioritari del sistema».