mercoledì 15 giugno 2016

Acireale. Domani si presenta CTAinCLOUD la piattaforma in cloud fra l’Asp di Catania e le CTA della Provincia




Giammanco: «Un eccellente esempio di collaborazione pubblico/privato
ad esclusivo interesse del cittadino».

ACIREALE - CTAinCLOUD è la piattaforma per il monitoraggio in tempo reale delle Comunità terapeutiche e la dematerializzazione dei documenti, che sarà presentata domani, alle ore 10.00, presso l’Ospedale “Santa Marta e Santa Venera”.
Sarà presente il direttore generale dell’Asp di Catania, dr. Giuseppe Giammanco, che a conclusione dei lavori firmerà il protocollo di accettazione della piattaforma CTAinCLOUD con le Comunità terapeutiche assistite convenzionate della Città metropolitana.
Parteciperanno inoltre, il dr. Giuseppe Fichera, direttore del DSM dell’Asp di Catania, e il dr. Salvatore Zerbo, responsabile dell’UO Nucleo flussi informativi e verifica percorsi clinici del medesimo dipartimento, i legali rappresentanti delle CTA convenzionate e l’ing. Lucio Fusco, progettista della piattaforma.
«Il protocollo che verrà siglato - afferma il dr. Giammanco - rappresenta il punto di arrivo di un lungo e consolidato lavoro, svolto negli anni con le CTA, e il punto di inizio di un progetto che porterà con sé nuove sperimentazioni e nuovi obiettivi, e che costituisce già un eccellente esempio di collaborazione pubblico/privato ad esclusivo interesse del cittadino».
La piattaforma ha lo scopo di facilitare lo scambio di informazioni sanitarie e amministrative tra le CTA e l’Asp di Catania, attraverso la completa dematerializzazione della documentazione di ricoveri e dimissioni, delle comunicazioni delle presenze, delle rendicontazioni economiche mensili e annuali oltre che produrre tutti i flussi informativi previsti dalla Regione Sicilia e dal Ministero della Salute.
CTAinCLOUD, finanziata interamente dalle CTA, opera direttamente in ambiente cloud, permettendo la firma elettronica della documentazione trasmessa e la relativa conservazione, nel rispetto della normativa vigente e delle più avanzate tecniche informatiche.
L'utilizzo dell’ambiente cloud consente sia di ottenere, in tempo reale, informazioni sulla disponibilità di posti nelle singole strutture, attraverso un semplice ed efficace planning interattivo, sia di snellire la gestione amministrativa delle CTA e il controllo sanitario e amministrativo del DSM dell’Asp di Catania.
«L'adozione della piattaforma CTAinCLOUD - spiega il dr. Fichera - consentirà di velocizzare le procedure, consentendo alle strutture sanitarie pubbliche e private di liberare ulteriori risorse da dedicare alle attività di cura, migliorando quindi il servizio senza aggravio di spesa».
Non sono da sottovalutare le potenzialità della piattaforma nella gestione clinica dei pazienti.
«Questo ambiente virtuale - aggiunge il dr. Zerbo - ci darà la possibilità di interfacciarci direttamente con i software attualmente in uso presso l’Asp, permettendo ulteriori sinergie nella gestione clinica e amministrativa dei pazienti. Le utili indicazioni fornite dall’ing. Salvo Garozzo, direttore dell’UOC Informatica dell’Asp, hanno permesso di perseguire il pieno rispetto della privacy del paziente e di adottare i più ampi criteri di sicurezza come tecniche di disaster recovery e business continuity».


Massimo Cappellano


Distretto di Palagonia. Sottoscritto un protocollo d’intesa con i sindaci per il decentramento dei servizi di anagrafe assistiti



Giammanco: «Con questo protocollo d’intesa intendiamo valorizzare appieno il principio di cooperazione applicativa fra Amministrazioni e offrire ai cittadini servizi semplici, agili e prossimi ai luoghi di residenza».

CATANIA – Questa mattina, presso la Direzione generale dell’Asp di Catania, il manager dell’azienda catanese, dr. Giuseppe Giammanco, e i sindaci di Palagonia (Valerio Marletta), Castel di Iudica (Giuseppe Grasso), Militello V.C. (Giuseppe Fucile), Ramacca (Giuseppe Limoli) e Raddusa (Cosimo Marotta), hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per il decentramento dell’attività amministrativa di gestione dell’anagrafe assistiti nei Comuni del Distretto sanitario di Palagonia.
Presenti, oltre al direttore generale dell’Asp di Catania e i sindaci, il direttore amministrativo dell’azienda sanitaria, dott.ssa Daniela Faraoni; il direttore del Distretto sanitario di Palagonia, dott.ssa Renata Governali; Mariella Turrisi, assessore alla sanità del Comune di Castel di Iudica; la dr.ssa Angela Fiumara, direttore dell’UO Assistenza sanitaria di base del Distretto sanitario di Palagonia; il dott. Santo Messina, dirigente responsabile dell’UO Affari generali dell’Asp di Catania.
«Con questo protocollo d’intesa - afferma il dr. Giammanco - intendiamo valorizzare appieno il principio di cooperazione applicativa fra Amministrazioni, introdotto di recente dalla normativa nazionale, per snellire le procedure e offrire ai cittadini servizi semplici, agili e prossimi ai luoghi di residenza».
Grazie al protocollo siglato, cha ha durata fino al 31.12.2018, i cittadini potranno accedere ad una serie di servizi dell’Asp di Catania direttamente dagli uffici del proprio Comune di residenza, con personale e risorse tecnico-logistiche individuate dai Comuni, senza la necessità di recarsi presso gli uffici del Distretto sanitario.
Sarà possibile, nello specifico, eseguire le seguenti operazioni di gestione dell’anagrafe sanitaria:
a) iscrizione e cancellazione al S.S.N., scelta/revoca/cambio del medico di medicina generale e pediatra di libera scelta;
b) richiesta ed emissione del libretto sanitario;
c) operazione di verifica per l’emissione della tessera sanitaria;
d) esenzione da reddito.
In attuazione del protocollo, l’Asp di Catania aggiornerà il personale comunale dedicato in ordine alla normativa, lo addestrerà per il corretto utilizzo del software applicativo e fornirà assistenza continua per la corretta applicazione delle procedure. 



Massimo Cappellano

Dalla Toscana la valvola aortica di nuova generazione




Dr. Giorgio Soldani – Coordinatore del Progetto ValveTech

Polimerica, impiantabile mediante piattaforma robotizzata con tecniche di chirurgia mininvasiva, è realizzata con una tecnologia spray attraverso modellizzazione CAD e stampa 3D. Il Team proponente degli autori è quello del Laboratorio di Biomateriali, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Massa

Una valvola aortica polimerica di nuova generazione, impiantabile con tecniche di chirurgia mininvasiva attraverso un braccio robotico, è in corso di realizzazione nell’ambito del progetto ValveTech, di cui è Coordinatore Giorgio Soldani, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR) di Massa.
“ValveTech mira a superare l’intervento a torace aperto e guarda alla chirurgia mini-invasiva e alla realizzazione di una valvola personalizzata (custom-made) in base all’anatomia valvolare specifica del paziente”, spiega Giorgio Soldani. “La valvola polimerica a corpo unico che abbiamo brevettato prevede ancora una protesi (stent) di supporto, come quelle tradizionali, ma è allo studio una nuova valvola dotata di uno stent flessibile, ripiegabile ed espandibile. Dal confronto tra i biologi esperti di biomateriali di IFC-CNR di Massa, gli ingegneri della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, del gruppo EndoCAS-Centro per la Chirurgia Assistita dal Calcolatore dell’Università di Pisa e i cardiochirurghi della Fondazione Toscana G. Monasterio di Massa, è nata l’idea di sviluppare un braccio robotico in grado di raggiungere il sito di intervento e posizionare la valvola in modo sicuro, veloce ed efficace. La nuova valvola, in sostanza, dovrà autosostenersi, attraverso l’espansione di una ‘gabbia’ di cromo-cobalto, che dovrà garantire l’impianto della protesi senza punti di sutura e senza deterioramento dei lembi durante la fase di ripiegatura”.
“L’universo di riferimento è quello delle valvole polimeriche di nuova concezione, pensate per ovviare a tutti i limiti e a le criticità dei dispositivi cardiovascolari attualmente in uso”, prosegue Giorgio Soldani, Responsabile del Laboratorio di Biomateriali di IFC-CNR. “Parliamo principalmente di condizioni di flusso non fisiologiche e obbligo di terapie anticoagulanti per le valvole meccaniche, di problemi di calcificazione e durata per le biologiche. E poi c’è il costo, considerevole, che il progetto ValveTech mira a contenere attraverso sia il materiale di impiego, un mix di policarbonato uretano e silicone, sia la tecnica di fabbricazione, che parte da calchi e prototipi attraverso la tecnologia spray”. ValveTech ha vinto un bando Fas Salute della Regione Toscana ed è il prosieguo di un altro progetto, 3D valve, con cui è già stata realizzata una valvola cardiaca polimerica (vpc) a corpo unico utilizzando un materiale innovativo e una tecnologia spray-robotizzata, in grado di ricoprire con precisione un calco generato attraverso modellizzazione CAD e stampa 3D.
“Una volta selezionato e messo a punto il materiale lo abbiamo sottoposto a test di degradazione idrolitica, calcificazione, bio ed emocompatibilità, ottenendo ottimi risultati. Poi abbiamo proseguito lavorando sulle geometrie dei foglietti valvolari, per renderle simili a quella della valvola aortica naturale e ridurre così al minimo Ie complicazioni trombo emboliche. Sulla valvola polimerica a corpo unico c’è già una domanda di brevetto italiano da poco esteso a livello internazionale, contitolari CNR e Istituto Humanitas di Milano”, spiega il direttore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Giorgio Iervasi.
“Le vpc sono state sottoposte a test idrodinamici e di fatica in apposite macchine di prova. Alcuni campioni hanno superato i 50 milioni di cicli in un test accelerato (1000 bpm), corrispondenti a circa 17 mesi di impianto in vivo. La sperimentazione in vivo è in corso da gennaio presso il Centro di cardio-chirurgia sperimentale dell'Università di Leuven in Belgio. Il monitoraggio eco-doppler della valvola ha dimostrato un buon funzionamento senza somministrazione di farmaci anticoagulanti”, conclude Soldani. “L’interesse concreto di imprese o fondi di venture capital potrebbe essere cruciale per arrivare con successo alla sperimentazione clinica. Il progetto prevede un significativo investimento iniziale in tecnologia, che potrebbe essere ampiamente ripagato dai minori costi dei dispositivi realizzati, dalla minore invasività dell’intervento chirurgico e quindi dalla riduzione della morbilità postoperatoria. Il futuro va nella direzione di dispositivi biomedici sempre più personalizzati ed applicabili”.











Cnr: 82 posti per giovani di eccellenza



Partono le procedure per assumere entro l’anno ricercatori nelle aree scientifiche di competenza dell’Ente e identificate dalla ricerca europea come strategiche. 
La selezione sarà celere e con standard di eccellenza adeguati ai criteri internazionali. 
Il presidente Inguscio: “Non basta ma è un significativo segnale di un’inversione di tendenza”

82 posti per ricercatori giovani e di eccellenza sono stati banditi dal Consiglio nazionale delle ricerche. Il Cda dell’Ente ha deliberato, ai sensi del Decreto del ministro dell’Istruzione, università e ricerca scientifica Stefania Giannini, i criteri dei concorsi per poter assumere entro l’anno 82 ricercatori, che andranno a coprire tutte le aree disciplinari strategiche dell’Ente e della ricerca italiana ed europea.
“Il primo aspetto positivo”, sottolinea il presidente del Cnr, Massimo Inguscio, “è proprio l’ampiezza e varietà delle aree che questi posti vanno a toccare e che risponde da un lato alla multidisciplinarietà dell’Ente e dall’altro ai settori di ricerca dell’European research council, cioè agli indirizzi individuati dall’Europa come strategici per il nostro futuro”. Le 24 aree dei bandi vanno dalla biomedicina ai cambiamenti climatici, dalla chimica verde all’agro-food, dalla genetica all’informatica e Itc, dall’innovazione socio-culturale al cervello umano, dai nuovi materiali alle tecnologie quantistiche. “Questa ampiezza è essenziale, in particolare per il Cnr che nella possibilità di mettere in sinergia competenze diverse trova la sua caratteristica principale, ma più in generale perché le grandi sfide del nostro futuro si giocano in campi che travalicano gli steccati in cui per troppo tempo abbiamo ingabbiato la conoscenza”, prosegue Inguscio.
Le procedure saranno estremamente celeri: il provvedimento ministeriale recepito nella Legge di stabilità precisa infatti che le assunzioni devono essere effettuate entro il 2016. “Come ho già avuto modo di dire”, conclude il presidente Cnr, “il Decreto 105 del Miur non ha certo risolto dal punto di vista quantitativo il problema dell’insufficienza di risorse umane che affligge la ricerca italiana, ma afferma un principio qualitativo essenziale e che costituisce una significativa inversione di tendenza: dà agli Enti la possibilità di assumere senza i lacci burocratici tipici della pubblica amministrazione da cui sono vincolati. E consente di attrarre le risorse migliori, selezionate secondo gli standard internazionali, e più giovani: perché solo dai giovani, dalla loro fantasia e mancanza di stratificazioni culturali pregresse, possono arrivare le risposte per il nostro domani. 
La politica della ricerca è prima di tutto politica del reclutamento”.

Svolgimento virtuale per i papiri di Ercolano



Una tecnologia all’avanguardia di tomografia a raggi X a contrasto di fase, messa a punto da due istituti del Consiglio nazionale delle ricerche: Nanotec-Cnr e Iliesi-Cnr, presso l’Esrf di Grenoble, permette di accedere ai testi contenuti negli antichi rotoli ercolanesi senza svolgerli, così da preservare la loro integrità. 

I risultati sono pubblicati su Scientific Reports

Aprire e leggere virtualmente i famosi papiri di Ercolano. È quanto è riuscito a compiere un team internazionale di ricercatori, guidato dagli istituti del Cnr Istituto di nanotecnologia (Nanotec-Cnr) e Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi-Cnr), unendo varie competenze provenienti dall’ambito della fisica, della matematica, dell’ingegneria, della papirologia fino ad arrivare alla paleografia e alla filologia classica. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha coinvolto diverse strutture, tra cui l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble (Francia), il laboratorio di tomografia del Nanotec-Cnr di Roma, i laboratori di fisica dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università della Calabria.
La collezione dei circa 1.800 rotoli papiracei di Ercolano, preservata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C, si trova in gran parte conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli, ed è ritenuta l’unica biblioteca antica in nostro possesso. “Abbiamo analizzato due rotoli ercolanesi della collezione con una tecnica avanzata di tomografia a raggi X, solitamente utilizzata in ambito medico, e applicato una serie di algoritmi di analisi dei dati, sviluppati ad-hoc per lo svolgimento virtuale. Questa tecnica che utilizza luce di sincrotrone ha la caratteristica di amplificare il contrasto tra la scrittura e il papiro, così da individuare e distinguere al meglio il testo al suo interno”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice di Nanotec-Cnr. “Ciò ha permesso un’accurata indagine della struttura interna e della scrittura. Già un altro gruppo del Cnr guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi ha recentemente applicato la stessa tecnica per lo studio di papiri di Ercolano, ma i risultati ottenuti ora imprimono un impulso significativo allo stato dell’arte attuale, poiché finalmente si è riusciti a svolgere virtualmente i papiri rivelando così una parte significativa del testo, scritto esclusivamente in lingua greca, e nascosto all’interno”.
“La lettura del testo greco, decifrato grazie alle competenze presenti presso l’Iliesi-Cnr”, “aggiunge Graziano Ranocchia di Iliesi-Cnr, “ha dato voce a illustri filosofi greci della scuola di Epicuro e alle loro opere inedite, finora solo in parte riportate alla luce. Tali scoperte potrebbero essere in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della storia della filosofia antica e della letteratura classica”.
Oltre al contenuto dei testi, l’analisi ha permesso di acquisire altre informazioni preziose. “Lo svolgimento dei due rotoli ne ha svelato la storia, portando alla luce elementi interessanti a noi prima ignoti, come tipologie scrittorie diverse, un’erronea associazione di un papiro ad una porzione già scoperta in passato e la presenza di sabbia e piccoli sassi all’interno, probabilmente provenienti dagli eventi catastrofici che precedettero l’eruzione pliniana. Le molteplici competenze accumulate in questo campo dal Cnr lasciano sperare in una svolta sostanziale nella nostra conoscenza della biblioteca che appartenne al proprietario della ‘Villa dei papiri’”, concludono i direttori degli Istituti Iliesi e Nanotec, rispettivamente Antonio Lamarra e Giuseppe Gigli.