martedì 7 giugno 2016

DICHIARAZIONE DEL SINDACO ALLA STAMPA!!!!!!

In merito all'articolo apparso sul giornale "La Sicilia" del 07.06.2016, si rende necessario smentire alcune dichiarazioni apparse nel contesto dell'articolo ed a me attribuite, precisando quanto segue. 
Il sottoscritto Filippo Miroddi, sindaco pro-tempore  del Comune di Piazza Armerina, invitato a partecipare in data 03.06.2016 ad una riunione con i familiari di pazienti affetti da M. di Alzheimer, dichiarava: "Sono preoccupato per il destino del P.O. Chiello. Fino alla data del 31.12.2017, infatti, abbiamo la garanzia che nulla verrà soppresso, in quanto il Ministro Lorenzin ha confermato che ogni cosa resterà al suo posto. Ma dal 01.01.2018 dovremo fare molta attenzione, perché rischieranno la  chiusura o il ridimensionamento alcuni presidi ospedalieri e dovremo fare di tutto, ivi comprese manifestazioni eclatanti (vedi la protesta di noi sindaci incatenati all'Assessorato Regionale  alla Salute!!!) per salvaguardare il nostro nosocomio.
In tale ottica è da valutare. 
Tali mie affermazioni sono state ribadite anche durante una trasmissione radiofonica nella quale ho espressamente dichiarato che non ho mai abbassato la guardia sugli ulteriori tentativi di chiusura dell' Ospedale  Chiello nonostante le dichiarazioni fatte dal Presidente Crocetta e del Deputato Regionale Lantieri e che se necessario come già fatto, in qualità di Primo Cittadino e massima Autorità Sanitaria , sono disposto ad intraprendere qualsiasi forma di lotta compresa quella di riattendarmi e  riincatenarmi innanzi all'Assessorato Regionale Alla Sanità , in questa lotta chiedo ancora una volta la collaborazione di tutte le forze politiche e del Comitato Pro Chiello.
Il mio allarme non deve essere interpetrato come una rassegnazione, ma come un ulteriore prova della attenzione che questa Amministrazione ha per il Nostro ospedale e la salute dei suoi cittadini. 
 
 

Tossina tifoide: ruolo chiave contro il tumore epatobiliare




Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Itb-Cnr di Segrate (Mi) e dell’Ibf-Cnr di Trento con altri enti europei, svela che la tossina enterica prodotta dal batterio della Salmonella Tiphy, associata all’insorgenza del tumore di fegato e bile, ha un inaspettato effetto immuno-modulatore, riducendo la risposta infiammatoria a livello intestinale. La ricerca, pubblicata su Plos Pathogens, apre a possibili nuove terapie per arrestare e rallentare l’insorgenza della patologia tumorale
La tossina tifoide, causa di febbre enterica o tifo addominale e associata all’insorgenza di enteriti e nei casi più gravi di tumore epatobiliare, risulta avere sorprendentemente una funzione immuno-modulatrice, ossia riduce la risposta infiammatoria a livello intestinale, impendendo nella prima fase dell’infezione lo sviluppo di gravi enteriti. A dimostrarlo uno studio pubblicato su Plos Pathogens, realizzato da un team di ricerca internazionale che coinvolge 5 Paesi e 7 diverse istituzioni tra cui il Consiglio nazionale delle ricerche con l’Istituto di tecnologie biomediche (Itb-Cnr) di Segrate (Milano) e l’Istituto di biofisica (Ibf-Cnr) di Trento. 
“La genotossina enterica prodotta dal batterio Salmonella Typhi è portatrice di un’infezione cronica e risulta associata all’insorgenza del tumore epatobiliare. Diversi studi hanno riportato che alcune infezioni croniche sono prodotte dall’azione diretta di tossine batteriche che, causando danni al DNA, possono anche portare alla progressione tumorale”, spiega Clarissa Consolandi, ricercatrice dell’Itb-Cnr che ha partecipato allo studio. “Il nostro gruppo di ricerca ha valutato gli effetti dell’infezione in vivo in modelli murini, scoprendo che la tossina tifoide espressa in vivo inaspettatamente favorisce la sopravvivenza dell’ospite (il topo infettato), e risulta anche associata ad una significativa riduzione di gravi enteriti nella prima fase dell’infezione, consentendo ai batteri di rimanere nell’ospite senza causare l’insorgenza di patologie”.
L’uomo è l’unico vettore della febbre tifoide che, se non trattata, ha un tasso di mortalità superiore al 10%. “Durante l’infezione, nei soggetti affetti da questa malattia, i batteri passano nel sangue e nell’intestino, poi nelle feci e nelle urine, permettendo la trasmissione dell’infezione ad altri individui e causando come abbiamo detto anche lo sviluppo della patologia tumorale a carico di fegato e bile. “Pertanto, risulta a questo punto fondamentale analizzare a fondo la correlazione tra infezioni batteriche e sviluppo tumorale, per poter, in futuro, procedere a mettere a punto trattamenti preventivi e curativi sull’uomo”, conclude la ricercatrice.