martedì 12 luglio 2016

Ricoverato, questa mattina, il primo paziente alla Suap di Catania



È una donna catanese che ritorna a casa dopo quattro anni

Gucciardi: «Chiaro segnale di come il lavoro in “rete” e la collaborazione tra Aziende, secondo gli indirizzi regionali, fornisca concrete risposte ai bisogni di salute dei cittadini Puntiamo al rafforzamento della rete regionale dei servizi in modo da ridurre e superare, per pazienti e familiari, la percezione dello “svantaggio” in ambito socio-sanitario».

CATANIA - Questa mattina, la Suap (Speciale unità di accoglienza permanente) dell’Asp di Catania ha ospitato il primo paziente.
È una donna, di Catania, che in seguito ad un incidente è stata curata, per quattro anni, presso una clinica di Igea Marina.
«È un chiaro segnale di come il lavoro in “rete” e la collaborazione tra Aziende, secondo gli indirizzi regionali, fornisca concrete risposte ai bisogni di salute dei cittadini - dichiara l’assessore regionale alla salute, on. Baldo Gucciardi -. Puntiamo al rafforzamento del nostro sistema di welfare in modo da ridurre e superare, per pazienti e familiari, la percezione dello “svantaggio” in ambito socio-sanitario, e dare, allo stesso tempo, concreta attuazione ad un “sistema unico di interventi socio-sanitari”, che garantisca percorsi di cura specifici e soddisfi il bisogno di cura dei territori».
«Siamo molto orgogliosi di avere contribuito, oggi, al ricongiungimento di una famiglia - aggiunge il dr. Giuseppe Giammanco, direttore generale dell’Asp di Catania -. La famiglia vive intorno a un malato che ha bisogno di assistenza, esprime i suoi sentimenti e i suoi bisogni. In questo senso l’istituzione delle due nostre Suap oltre a rispondere a obiettivi di programmazione, viene incontro ai bisogni di assistenza dei cittadini grazie alla realizzazione di una rete di servizi altamente specializzati e di immediata prossimità».
L’Asp di Catania ha attivato due Suap, per un totale di 20 posti letto: 6 a Catania, presso l’Ospedale “Santo Bambino” dell’AOU “Policlinico-Vittorio Emanuele” e 14 a Militello V.C., presso l’Ospedale “Basso-Ragusa”.
Le Suap sono strutture extraospedaliere dedicate ad accogliere pazienti in stato vegetativo (Sv) o stato di minima coscienza (Smc), all’interno di una rete regionale integrata per il trattamento dei pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite in fase cronica.
«La realizzazione delle Suap risponde ad un preciso mandato dell’Assessorato alla Salute - afferma il dr. Paolo Cantaro, direttore generale dell’AOU “Policlinico-Vittorio Emanuele” -. Le persone con disordini della coscienza esprimono un bisogno di salute e di assistenza che è peculiare e al quale deve corrispondere una precisa e altamente qualificata presa in carico da parte delle istituzioni, fatto che richiede anche un attento impegno organizzativo per implementare i servizi e dotarli delle ricorse umane e logistiche necessarie; in questa funzione la disponibilità del dr. Salvatore Nicosia e della sua equipe contribuisce a mantenere alti i livelli di sicurezza».
I progressi scientifico-tecnologici e il miglioramento delle cure nei reparti di terapia intensiva, hanno portato a un graduale aumento del numero dei pazienti che sopravvivono a gravi cerebrolesioni acquisite (Gca) e alla successiva fase di coma. Tra questi pazienti, alcuni vanno incontro a un moderato recupero funzionale, mentre in altri persistono quadri clinici con differenti livelli di gravità.
«Con questo primo ricovero, e pertanto con la sostanziale attivazione della Suap di Catania - affermano il dr. Franco Luca e il dr. Antonio Lazzara, rispettivamente direttore sanitario dell’Asp catanese e direttore sanitario dell’AOU “Policlinico-Vittorio Emanuele” - ci allineiamo agli standard assistenziali e riabilitativi specifici fissati a livello nazionale e regionale e dimostriamo una chiara attenzione verso le fasce più vulnerabili della popolazione».
Si stima che in Italia le persone in stato vegetativo siano circa 3000. I numeri, seppur sommariamente, ci danno le dimensioni di un problema di grande rilevanza medica e sociale.
Il fabbisogno di risorse professionali di ciascuna Suap è determinato tenendo conto della tipologia degli ospiti e delle funzioni esplicate dalla struttura. Diverse sono, infatti, le condizioni degli ospiti che definiscono gli specifici fabbisogni assistenziali e di conseguenza il personale ritenuto necessario.
Le competenze sono, tuttavia, multidisciplinari. Fra le figure previste si segnalano neurologi, fisiatri, psicologi, assistenti sociali, animatori, fisioterapisti, addetti all’assistenza dei pazienti, infermieri professionali e assistenti amministrativi.
Un gruppo di lavoro ampio e qualificato, aperto anche ai contributi delle associazioni di volontariato, per garantire il più alto grado di nursing assistenziale e agevolare (ove possibile) il recupero della coscienza attraverso una regolazione degli stimoli.


Le Suap si caratterizzano per essere strutture
ad alta intensità assistenziale.
Il ricovero può essere alternativo al domicilio o propedeutico a forme di domicialiarizzazione per pazienti in fase di stabilizzazione clinica, che abbiano completato i necessari protocolli riabilitativi e che non necessitano di monitoraggio intensivo tipico delle rianimazioni o delle neurochirurgie, ma che hanno bisogno di un nursing assistenziale di alta professionalità, per un supporto alla nutrizione enterale, per la gestione della tracheostomia e dell’eventuale supporto ventilatorio. Ci riferiamo quindi a pazienti confinati a letto e con dipendenza totale per l’alimentazione, il controllo degli sfinteri, l’igiene personale.
Le aree di intervento delle Suap attengono a: continuità delle cure in pazienti stabilizzati; interventi di riabilitazione funzionale; assistenza ai soggetti con disordini della coscienza affetti da polipatologia e con definitiva compromissione dell’autosufficienza; sostegno socio-ambientale temporaneo (“funzione sollievo”); assistenza ai soggetti con minima coscienza.
Il percorso per l’ammissione in Suap si articola in quattro fasi: la segnalazione; la valutazione del caso; la stesura di un programma personalizzato ed integrato; il monitoraggio.
Procedure di ammissione specifiche sono previste in caso di dimissione protetta dagli Ospedali e in caso di ammissione da altre strutture extraospedaliere e/o ambulatoriali.
Al momento dell’ingresso nella struttura il responsabile, di concerto con l’Unità di valutazione multidimensionale e un fisiatra competente per territorio, redige un Piano assistenziale individuale (Pai) e prende in carico la gestione del paziente per la durata del ricovero, prevedendo l’eventuale intervento delle strutture socio-sanitarie del territorio, con consulenze e trattamenti di sostegno psicologico e sociale per il paziente e i familiari.
Il ricovero può essere anche proposto dal medico di medicina generale o dal familiare, proveniente dal domicilio per “periodi di sollievo”.
La durata della degenza generalmente è individuata dal Pai. Per i ricoveri con prevalente funzione di sollievo e sostegno socio-ambientale la degenza è fissata nella durata massima di 30 giorni nell’anno.
Non è prevista alcuna partecipazione dell’utenza alle spese non sanitarie.
I Distretti Sanitari di pertinenza - Distretto di Palagonia per la Suap di Militello e Distretto di Catania per la Suap del “Santo Bambino”cureranno tutte le procedure amministrative



Massimo Cappellano