sabato 30 aprile 2016

Convegno organizzato da Ordine e Fondazione architetti di Catania



FONDI EUROPEI: 220 MILIONI PER LO SVILUPPO TURISTICO, I PROFESSIONISTI CHIEDONO EFFICIENZA AMMINISTRATIVA
Scannella: «La qualità dei progetti al centro della programmazione per ottimizzare i risultati»
L'Assessore Barbagallo: «Le risorse destinate ai siti Unesco saranno gestite dalla Regione»
CATANIA - Il mondo professionale chiede alla politica regionale un passo avanti su programmazione e certezza amministrativa, ma un passo indietro sulla progettazione. Il corretto utilizzo della prossima tornata di finanziamenti europei, infatti, potrebbe innescare lo sviluppo del comparto turistico, mettendo in moto l'economia e risollevando le sorti del nostro territorio: «Gli interventi dovrebbero essere mirati soprattutto alla qualità del progetto, molto spesso invece le lungaggini burocratiche frenano l'utilizzo efficace e ottimale degli strumenti di finanziamento, relegando la fase progettuale, spesso marginale rispetto a tutto l'iter amministrativo. Oggi in concomitanza con l'introduzione della nuova legge sugli appalti, che in parte ridefinisce l'importanza di questa fase, le categorie professionali possono dare davvero il loro contributo sul fronte delle proposte, ribaltando e potenziando i risultati finali». Con queste parole il presidente dell'Ordine degli architetti di Catania Giuseppe Scannella ha aperto i lavori del convegno "Turismo, grandi attrattivi e bandi europei", organizzato da Ordine e Fondazione, che ha ospitato l'intervento dell'assessore regionale al Turismo Anthony Emanuele Barbagallo.
La programmazione europea e i fondi destinati al settore turistico e culturale sono stati al centro della relazione sullo stato dell'arte delle politiche per lo sviluppo messe in campo dall'Amministrazione regionale: «I nuovi programmi comunitari prevedono 220 milioni di euro destinati all'asse turismo/beni culturali – ha esordito l'assessore – per la prima volta le due entità vengono considerate in maniera unitaria, permettendo di destinare gran parte degli interventi alla tutela e alla valorizzazione dei sette siti Unesco. Ma la vera novità è che i fondi verranno gestiti dalla Regione, evitando così la frammentazione avvenuta durante la scorsa programmazione: le risorse quindi verranno distribuite ai 42 Comuni che rientrano nei siti che sono i principali attrattori in termini di presenze turistiche e valore storico-culturale. I settori d'intervento spaziano dall'ampliamento della ricettività, alla messa in sicurezza dei beni archeologici passando per il miglioramento della fruibilità degli stessi». Uno scenario che apre opportunità legate alla costruzione di una vera e propria rete dei siti, che verranno considerati come espressione di quel “museo diffuso” che è la Sicilia. «Abbiamo bisogno degli strumenti legislativi adeguati che ci consentano di misurarci con la qualità della progettazione – ha commentato la presidente della Fondazione architetti Paola Pennisi – e nel caso dei beni paesaggistici e culturali bisogna puntare a creare un sistema che interagisca con l'ambiente e i contesti urbani».
«Quello che spesso penalizza noi professionisti – ha affermato il presidente dell'Ordine dei commercialisti di Catania Sebastiano Truglio – è l'incertezza amministrativa di cui, purtroppo, oggi abbiamo esperienza. Occorre coinvolgere di più i professionisti, soprattutto nella fase preliminare di redazione dei bandi, per renderli facilmente fruibili ed eseguibili». La scorsa tornata di finanziamenti ci lascia in eredità molteplici ritardi e tante storie di sotto-utilizzo dei fondi, soprattutto per quel che riguarda i beni archeologi: «Valorizzazione e fruizione dei beni sono due aspetti congiunti – ha commentato il presidente dell'Ordine degli ingegneri di Catania Santi Maria Cascone - in molti casi abbiamo assistito a interventi parziali, mirati solo a determinati aspetti delle Opere, così com'è successo con i Parchi archeologici, e questo non ha portato apprezzabili ricadute in termini economici. Si deve intervenire anche sulle infrastrutture e sulla mobilità: dalle strade fino all'illuminazione pubblica». 
Alla tavola rotonda erano presenti numerosi professionisti provenienti da diversi ambiti professionali. «Si è avuto un prezioso confronto – ha concluso Scannella - dal quale sono emerse tante opportunità ma, anche una precisa responsabilità: quella di affrontare con competenza e responsabilità consapevole le sfide che ci attendono. Ciascuno nel proprio ruolo e quello degli architetti è quello di aver cura, con il loro fare, di un Paese bellissimo».

giovedì 28 aprile 2016

“Ping” e “Ok”: così l’Italia si collegò a internet




Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro Stefania Giannini celebrano al Cnr di Pisa l’Italian Internet Day: i 30 anni dalla prima connessione alla Rete

Dall’allora Cnuce del Consiglio nazionale delle ricerche, il 30 aprile del 1986, partì questo semplice comando-messaggio: “Ping”. Da oltreoceano, precisamente da Roaring Creak in Pennsylvania, si rispose con un semplicissimo “Ok”. Così l’Italia si collegò ad Arpanet, la rete statunitense antesignana di Internet. Il collegamento avvenne a ‘ben’ 64KB tra la sede del Cnuce-Cnr, in via Santa Maria a Pisa, e quella di Telespazio, nella piana abruzzese del Fucino, rimbalzando attraverso il satellite Intelsat V, e da lì a Roaring Creek. Quella connessione stabilita con Arpanet, la prima in Italia, fu la quarta in Europa, dopo quelle stabilite in Inghilterra, Norvegia e Germania. Un anno dopo, l’Italia registrerà il primo dominio ufficiale con suffisso .it: 'cnuce.cnr.it'. Oggi l’eredità di quella tradizione 'pragmatica' nella gestione delle reti, tra le altre cose, è dell’Istituto di informatica e telematica (Iit-Cnr) presso il quale opera il Registro.it, l’anagrafe di tutti i domini made in Italy.
Domani venerdì 29 aprile a partire dalle ore 10, presso l’auditorium dell’Area della ricerca di Pisa del Cnr (via G. Moruzzi, 1), si celebrerà il trentennale di Internet con un programma ricco di interventi pensati come una ideale timeline che, partendo dal 1986, si spinge a disegnare gli scenari futuri di Internet. Dopo i saluti istituzionali di Domenico Laforenza, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile dell’Area Cnr di Pisa, e del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, del sindaco di Pisa Marco Filippeschi, interverranno molti ospiti, tra i quali alcuni protagonisti dell’‘epopea’ internettiana, e cioè i pionieri del Cnuce-Cnr: Luciano Lenzini, Gianfranco Capriz, Stefano Trumpy, Marco Sommani, Antonio Blasco Bonito. Per tracciare le linee dell’Internet del futuro, sono previsti gli interventi di Renato Soru, presidente di Tiscali, Roberto Sabella, direttore ricerca ed innovazione di Ericsson, Giancarlo Prati, direttore dell’Istituto di tecnologie della comunicazione, dell’informazione e della percezione della Scuola Superiore Sant’Anna, Marco Conti, direttore del Dipartimento di ingegneria, ict e tecnologie per l’energia ed i trasporti del Consiglio nazionale delle ricerche (Diitet-Cnr) e di Francesco Pavone (direttore del Lens dell’Università di Firenze). A concludere i lavori saranno gli interventi del presidente del Consiglio Matteo Renzi, del ministro Stefania Giannini e del presidente del Cnr Massimo Inguscio.
“Entrai al Cnuce nel settembre del 1972 come studente lavoratore ai grandi calcolatori. Avevo 20 anni e ho avuto la possibilità di lavorare con persone di altissimo profilo professionale, in un ambiente irripetibile intriso di competenze e entusiasmo. Oggi, con una punta di commozione, posso dire ‘Si, io c’ero!’”, dichiara Laforenza.
“Il Cnr è stato, è e resta un protagonista indiscusso nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”, osserva Inguscio. “Questo evento non è una semplice commemorazione ma anzi ci lancia verso il futuro. La stessa sinergia tra Cnr, Università e mondo industriale che portò alla nascita della Cep (la Calcolatrice elettronica pisana) e allo sviluppo dell’informatica pisana che oggi ricordiamo promette di essere vincente nelle nuove comunicazioni, che si baseranno sulle tecnologie quantistiche. Una flagship sulle tecnologie quantistiche è stata appena approvata dalla Commissione europea e l’Italia è pronta a ricoprire un ruolo da protagonista”.
L’Italian Internet Day diventa anche un film-documentario dal titolo ‘Login. Il giorno in cui l’Italia scoprì Internet’, scritto da Riccardo Luna e diretto da Alice Tomassini. Alcuni estratti del docu-film verranno mostrati al pubblico nel corso dell'evento di Pisa, mentre la versione integrale andrà in onda in prima visione la sera stessa del 29 aprile su Rai5 alle ore 19.50.
Durante la mattinata al Cnr, verranno effettuati collegamenti via skype con alcune delle decine di città italiane dove si festeggia l’Italian Internet Day.

Celebrata a Pedara la Giornata della Salute della donna




L’appuntamento, organizzato e promosso dal Comune e dall’Asp di Catania-Distretto sanitario di Gravina di Catania, ha inteso promuovere la salute della donna.

PEDARA - Celebrata ieri, 27 aprile, nel Comune etneo la I Giornata nazionale della Salute della donna.
La Giornata, a livello nazionale, è stata istituita con Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri l’11 giugno del 2015 con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema del benessere della donna.
L’appuntamento di Pedara, organizzato e promosso dal Comune e dall’Asp di Catania-Distretto sanitario di Gravina di Catania, così com’è nello spirito dell’iniziativa nazionale, ha inteso promuovere la salute della donna come un investimento sia per la salute della popolazione, sia per la diffusione di una nuova cultura del benessere.
Nella mattina di ieri, e fino al primo pomeriggio, è stato possibile, per le donne residenti nel Comune, effettuare visite ed esami ginecologici gratuiti nel Consultorio familiare, nel Poliambulatorio e nel Palazzo Expo. È stata ampia l’adesione della popolazione femminile. 
Alle ore 18.30, presso il Palazzo Expo, si è svolto un interessante e partecipato seminario sul significato degli screening per la prevenzione dei tumori alla mammella, all’utero, al colon retto.
Una sessione di lavoro è stata dedicata, inoltre, al tema della violenza sulle donne.
Hanno introdotto i lavori il dott. Antonio Fallica, sindaco di Pedara e il dr. Carmelo Sambataro, direttore del Distretto sanitario di Gravina di Catania.
Sono quindi intervenuti: la dott.ssa Marina Consoli, assessore comunale alle Pari opportunità; il dr. Vincenzo Ricceri, direttore del Dipartimento di Scienze radiologiche dell’Asp di Catania; la dr.ssa Paola Beretta, dirigente medico ginecologo del Consultorio familiare di San Giovanni La Punta; la dr.ssa Luisa Gitto, dirigente medico ginecologo del Consultorio familiare di Pedara; la dr.ssa Rosi Bonina, medico specialista del Laboratorio analisi di Tremestieri Etneo; la dr.ssa Giusi Scalia, rappresentante dell’Associazione antiviolenza “Galatea”.


 
Massimo Cappellano


Disastri ambientali, una storia italiana

Un saggio di Gabriella Corona dell’Issm-Cnr, edito dal Mulino, racconta le trasformazioni ambientali del nostro Paese dall’unificazione nazionale ad oggi, e il modo in cui si sono intrecciate ai mutamenti socio-economici. 
Dissesto del territorio, consumo di suolo e inquinamento industriale sono solo le prime emergenze che l’Italia affrontò da metà ‘800 

Nella sua ‘Breve storia dell’ambiente in Italia’, edita da Il Mulino, Gabriella Corona dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Issm-Cnr) racconta i mutamenti occorsi nel nostro Paese dall’unificazione nazionale a oggi. “A partire dalla metà dell’800 l’Italia inizia ad affrontare le problematiche ambientali secondo una visione unitaria e temi come difesa del suolo, risanamento delle pendici montane, bonifiche delle pianure e protezione delle bellezze naturali ricevono attenzione da parte della politica e delle istituzioni pubbliche”, spiega Corona. “La prima emergenza, soprattutto nel Mezzogiorno, è il disboscamento delle zone montuose, che incrementa il fenomeno erosivo, il trasporto di detriti e il ristagno d’acqua soprattutto alle foci dei fiumi. Tra fine ‘800 e inizio ‘900 le aree boschive sono diminuite fino al 30% per lasciare spazio ad aree coltivabili, un trend poi diminuito fino alla metà del XX secolo quando le opere di rimboschimento hanno riequilibrato e invertito la situazione, tanto che la superficie boschiva attuale è più del doppio di quella dei primi anni del secolo scorso. Nonostante ciò, anche nell’Italia del secondo dopoguerra la situazione idrogeologica è talmente drammatica che ancora oggi circa l’82% dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni”. La seconda problematica ambientale ‘post-unitaria’ fu ovviamente quella dell’impatto conseguente all’industrializzazione del paese: “All’inizio del ‘900 il 20% delle industrie italiane era considerato insalubre e la percezione è sicuramente sottostimata. Lo smaltimento di fumi e fluidi tossici avveniva confidando nell’auto-depurazione dell’aria o nella diluizione dell’acqua, inoltre si riteneva che una barriera fisica come un muro, una ciminiera o un pozzo bastasse per mettere in sicurezza scarti nocivi e tossici”, prosegue la ricercatrice Issm-Cnr. “La sottovalutazione proseguì al punto che nel 1999 si individuarono 57 siti inquinati di interesse nazionale, soprattutto ex aree industriali come Porto Marghera, Gela, Taranto o Orbetello”. Terzo fenomeno socio-economico che ha inciso fortemente sul piano ambientale, il consumo di suolo provocato dall’urbanizzazione e dalla dispersione abitativa. “Per stare solo ai dati più recenti, tra il 1990 e il 2006 i cambiamenti di uso del territorio hanno interessato oltre 550 mila ettari, una estensione pari circa alla Liguria”, prosegue Corona. “L’incremento del consumo di suolo destinato ad urbanizzazioni è stato del 18% in montagna, del 44% nelle aree collinari, dove si aggiunge il 40% di forestazioni, e dell’88% in pianura. Un processo che ha colpito in maniera intensa anche i litorali: nel saggio di Fulco Pratesi si ricorda uno studio del Wwf realizzato tra il 1995 e il 1997 secondo cui il 58% delle coste italiane risultava interessato da occupazioni intensive e da edificato, il 13% da costruzioni sparse mentre solo il 29% era ancora libero anche se parzialmente occupato da campeggi, serre e costruzioni per l’itticoltura”. Nei decenni scorsi un modello fondato esclusivamente sul consumismo ha prodotto una crescita indifferente ai problemi del territorio, mentre proprio uno sviluppo rispettoso dell’ambiente è la miglior garanzia degli interessi anche economici. “Durante il cosiddetto boom e fino agli anni ’70 del secolo scorso, in particolare, l’economia e soprattutto l’industria chimica, petrolchimica e la siderurgia si sono sviluppate senza tenere conto dell’impatto sugli equilibri eco-sistemici e senza valutare i costi del ‘debito ambientale’ che sarebbero ricaduti sulle generazioni successive, condizionando fortemente l’operato dei governi e del legislatore”, conclude l’autrice della ‘Breve storia dell’ambiente in Italia’. “Le conseguenze si sarebbero fatte però sentire nei decenni successivi. La storia ci insegna che l’uso distruttivo delle risorse naturali e l’alterazione degli equilibri ecologici rappresentano un costo umano, economico e sanitario gigantesco per il Paese. Bisogna porre le problematiche ambientali in primo piano nell’agenda politica e investire in una operazione culturale di ampio respiro che riguardi scuole, università, enti di ricerca e di formazione, in un’opera di riconoscimento del valore dell’ambiente e delle sue risorse”.

mercoledì 27 aprile 2016

Asma cronica nei bambini: ecco cosa manca



Una ricerca dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Cnr rivela la mancanza di Lipossina A4 nella scarsa risposta alle cure a base di cortisonici nei casi di asma grave dell’età pediatrica e offre nuove prospettive terapeutiche.  Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology

Nel trattamento dell’asma grave nei bambini, un ruolo importante nell’inefficacia della terapia a base di cortisone è svolto dal deficit di Lipossina A4 (LXA4). A evidenziarlo, uno studio condotto, presso l’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibim-Cnr) di Palermo, da un team di ricercatori biologi e medici italiani e francesi.
Le Lipossine sono eicosanoidi (agenti biologici che regolano numerose funzioni organiche) caratterizzati da proprietà anti-infiammatorie e anti-fibrotiche e sono coinvolti nei processi di risoluzione dell’infiammazione.
“Nello studio è stato osservato che i bambini con asma grave avevano livelli inferiori di LXA4 nelle vie aeree rispetto a bambini con asma intermittente”, spiega Rosalia Gagliardo dell’Ibim-Cnr. “Inoltre, a prescindere dalla gravità della malattia, tutti i bambini asmatici inclusi nello studio avevano livelli più elevati rispetto ai sani di Leucotriene B4 (LTB4), una molecola ad azione pro-infiammatoria, che funge da ‘controregolatore’ della LXA4”.
I bambini con asma grave esaminati nello studio presentavano inoltre, sia rispetto ai piccoli pazienti con asma intermittente sia rispetto a quelli sani, un’espressione ridotta nelle vie aeree del recettore della Lipossina - il FPR2/ALXR (formyl peptide receptors2-lipoxin receptor).
“Il complesso LXA4-FPR2/ALXR è coinvolto nell’attivazione del recettore dei corticosteroidi, a dimostrazione del fatto che esiste un’interazione fra questi e la LXA4 nella regolazione del processo infiammatorio delle vie aeree dei pazienti con asma”, prosegue Gagliardo. “Questi dati dimostrano che l’alterata biosintesi di Lipossina A4 e un deficit del suo specifico recettore FPR2/ALXR, nelle vie aeree, associati a un incremento della molecola Leucotriene B4, potrebbero essere alla base di una ridotta risposta alla terapia cortisonica a lungo termine, fenomeno che potrebbe favorire la persistenza dell’infiammazione delle vie aeree, il mancato controllo della malattia e la ridotta qualità della vita del paziente”.
I risultati di questo studio suggeriscono il potenziale ricorso a nuove strategie terapeutiche basate sulla combinazione di Lipossine e corticosteroidi, allo scopo di potenziare gli effetti di questi ultimi e diminuirne il dosaggio. Tale terapia combinata potrebbe fornire nuovi approcci farmacologici per le malattie respiratorie croniche, specie di pazienti in età pediatrica.

Lo studio è stato pubblicato su Journal of Allergy and Clinical Immunology

martedì 26 aprile 2016

Nuovi agenti antivirali ad ampio spettro aprono la strada a un unico farmaco efficace contro i virus più pericolosi




La possibilità concreta di un approccio rivoluzionario per antivirali di nuova generazione
dimostrata da uno studio dell’Università di Siena e del Cnr. I risultati sono pubblicati su Pnas

Un unico farmaco contro tutte le infezioni virali, capace di colpire la proteina che i virus utilizzano per moltiplicarsi. E’ questo l’obiettivo che sarà reso possibile grazie a uno studio condotto in collaborazione tra Università di Siena e il Cnr, che ha individuato nuove molecole capaci di inibire la proteina umana DDX3, di cui “si nutrono” i virus. La ricerca, diretta dal professor Maurizio Botta del dipartimento di Biotecnologie, chimica e farmacia dell’Università di Siena e dal professor Giovanni Maga dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, è appena stata pubblicata dalla prestigiosa rivista americana PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences.
Si tratta di un approccio che indica una vera rivoluzione per le terapie antivirali, in quanto sono state sviluppate molecole che invece di colpire i classici componenti virali, come succede con i farmaci attualmente in commercio, inibiscono una proteina umana, la RNA elicasi DDX3, che i virus utilizzano per infettare la cellula e replicarsi. Forti ed evidenti i vantaggi rispetto all’approccio terapeutico tradizionale: gli inibitori sviluppati sono in grado di essere efficaci contro tutti i virus, anche quelli mutanti, che risultano resistenti ai farmaci ora utilizzati.
Grazie ad un lungo lavoro di ricerca gli studiosi sono riusciti a progettare e sintetizzare la nuova famiglia di composti, che essendo più potenti e selettivi, sono in grado di colpire non solo il virus HIV, ma anche virus caratterizzati da morfologia e meccanismi di replicazione differenti, come quello dell’Epatite C (HCV), della febbre Dengue (DENV), e quello del Nilo Occidentale (WNV), della stessa famiglia del virus Zika.
Dal momento che il target è una proteina umana e non virale, il composto ha pienamente mantenuto il suo profilo di attività contro tutti i ceppi di HIV resistenti alla terapia utilizzata attualmente, come dimostrato dal professor Maurizio Zazzi del dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Siena.
Uno studio preliminare in vivo, effettuato in collaborazione col professor Maurizio Sanguinetti, dell’Università Cattolica di Roma, ha dimostrato che il composto non è tossico nei ratti, e che è in grado di biodistribuirsi nei tessuti.
“Il potenziale di questi composti è enorme – ha evidenziato il professor Botta - e potrebbe trovare applicazione nel trattamento dei pazienti immunodepressi che spesso sono soggetti ad altre infezioni virali, come nel caso dei pazienti HIV/HCV coinfetti. Inoltre, l’ampio spettro antivirale che caratterizza i composti potrebbe rappresentare una valida soluzione anche per il trattamento dei nuovi virus emergenti che si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa col fenomeno della globalizzazione, e per i quali non è spesso nota una cura efficace. Il nostro team sta continuando a lavorare strenuamente per conseguire questo obiettivo, per il quale ci aspettiamo risultati significativi, cioè la messa a punto di una nuova terapia antivirale completamente efficace nel giro di pochi anni”.
“Qualche anno fa – ha spiegato il professor Maga - con il collega Botta avevamo sviluppato un inibitore dell'enzima cellulare DDX3, in grado di bloccare la replicazione del virus HIV. Dato che quella molecola colpiva un bersaglio cellulare, avevamo ipotizzato che potesse essere efficace anche contro i virus mutanti, resistenti ai farmaci anti-HIV utilizzati in terapia. Gli inibitori più potenti che siamo riusciti a creare proseguendo negli studi sono la dimostrazione della validità di quell’ipotesi. Sarà necessario continuare le ricerche per trasformare queste molecole in farmaci, ma possiamo considerare  gli inibitori della proteina DDX3 i prototipi di antivirali ad ampio spettro, una classe di farmaci ad oggi non ancora disponibile”.
Lo studio pubblicato è frutto di un lavoro multidisciplinare, che insieme alla componente chimica, ha visto il coinvolgimento anche di una forte componente biologica. Oltre ai gruppi prima citati sono coinvolti il team dei professori Miguel Martinez e Jose Estè (IrsiCaixa, Hospital Universitari Germans Trias i Pujol Universitat Autònoma de Barcelona)e del professor Andreas Meyerhans (Department of Experimental and Health Sciences, Universitat Pompeu Fabra, Barcelona).
Il progetto è stato sviluppato grazie al prezioso supporto della Regione Toscana, che per prima ha creduto in questo lavoro, e della First Health Pharmaceutical B.V. che ne ha sostenuto il successivo sviluppo. Inoltre questa ricerca è stata supportata da una generosa donazione della Fondazione Dario Fo e Franca Rame e da finanziamenti PRIN del MIUR.

Il Palio dei Normanni inserito nel progetto nazionale delle Giostre, Quintane e Palii






COMUNICATO STAMPA

E’ stato ufficializzato a Narni durante l’assemblea nazionale della FIGS (Federazione Italiana Giochi Storici) l’adesione del Palio dei Normanni di Piazza Armerina al progetto “Si dia inizio al torneamento – Giostre, Quintane e Palii d’Italia”, unico nel suo genere in ambito nazionale, che, nel prossimo mese di maggio, vedrà l’allestimento della mostra itinerante sulle manifestazioni cavalleresche nella prestigiosa sede di Palazzo Ferrini a Calvi dell’Umbria.
A Narni si sono infatti incontrati l’ideatore del progetto, l’aretino Roberto Parnetti, e l’assessore Giancarlo Giordani con delega alle Feste e Tradizioni della cittadina siciliana.
Il Palio dei Normanni ritorna, dopo cinque anni, ad essere una delle manifestazioni protagoniste della mostra nazionale poiché già presente alle mostre di Sarteano (2007), San Secondo Parmense
(2009), Montisi (2010) oltre ad essere stato inserito nell’ volume  “Almanacco Giostresco - Paliesco 2009”.
Il Palio dei Normanni è una manifestazione che vuol far rivivere le imprese del conte Ruggero di Sicilia organizzato, fin dalla fine del XVII secolo, dalle confraternite della città con un corteo storico denominato “Cavalcata”.
Nel 1932 fu introdotta una gara equestre e, nel 1952, la quintana del Saraceno ovvero una disfida con i cavalieri rappresentanti i quattro quartieri di Monte, Castellina, Canali e Casalotto che il 13 e 14 agosto di quell’anno diedero vita alla prima edizione del “Palio dei Normanni” all’interno dell’attuale campo sportivo S. Ippolito.
La Giostra si articola su quattro prove di abilità e destrezza lungo un percorso a  forma ellittica: la prima prova è il colpire lo scudo del Saraceno con una lancia, la seconda è il colpire con la mazza ferrata lo scudo quindi il tentare di centrare l’anello con la lancia e l’ultima prova è il lanciare un giavellotto attraverso un anello posto su una forca.

GIORNATA DELL’AMBIENTE




Si è svolta ieri nel quadro delle attività annuali organizzate dall’Associazione “Cavallo e Natura” presieduta da Michele Calì la giornata dell’Ambiente, una giornata dedicata alla pulizia dei boschi adiacenti la nostra Città, 20 Garibaldini con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale hanno ripulito la zono boschiva di Contrada Muliano.
Inutile ribadire l’estrema inciviltà di alcuni Piazzesi che hanno trasformato quella zona di bosco in una vera discarica.
Si è raccolto di tutto, vetro, plastica, indumenti, utensili di vario genere, copertoni, mobili, frigoriferi, pezzi di auto, sanitari ed anche amianto che è stato fotografato e segnalato a chi di competenza.
Sono stati raccolti oltre 40 sacchi di rifiuti che poi sono stati trasportati in discarica dalla Tekra.
Al termine della bonifica il Sindaco Filippo Miroddi, ha
raggiunto i Garibaldini congratulandosi con la Presidente Maria Naso per l’iniziativa ed invitando le altre associazioni presenti in Città a fare altrettanto

Ha inoltre ricordato che molti sindaci sono caduti proprio  sulla raccolta differenziata, ma che lui invece, ha puntato su questa perché non solo rende più pulita la Città, ma porta in bolletta un notevole risparmio e che è allo studio per i  tantissimi cittadini residenti nelle contrade  una raccolta differenziata, da portare in discarica, con un codice a barre personalizzato che prevede la pesatura dei rifiuti con successivo sconto in bolletta.

                                                               Totò Conti

giovedì 21 aprile 2016

GELONE TIRANNO DI SIRACUSA



L’Istituto Culturale di Sicilia Cinematografica Associazione Onlus con il patrocinio del Comune di Gela e  vari sponsor sta realizzando una produzione cinematografica storica sulla vita e le imprese del Tiranno di Siracusa Gelone.
 Sul Set Gelone è  Andrea Galatà, sua moglie Damarete  Paola Sini.
Gelone nacque a Gela nel 540 a.C. e morì a Siracusa nel 478 a.C. fu tiranno di Gela dal 491 a.C. e di Siracusa dal 485 a .C .fino alla morte.
Figlio di Dinomene apparteneva ad una delle famiglie più illustri di Gela i suoi antenati avevano partecipato alla fondazione della Città.
Tra le sue imprese belliche si ricorda in particolare la vittoria riportata contro i Cartaginesi di Amilcare.
Le riprese del film verranno fatte a Gela, Agrigento e Piazza Armerina.
La regia è di Giovanni Virga Daula, la segreteria di produzione di Pino Bonanno.
Per la realizzazione del film in data 27 e 28 Aprile a Gela al Museo del Cinema Palazzo Pignatelli si selezionano ed eventualmente si scritturano attori, comparse e figuranti.
Chi fosse interessato a partecipare alle selezioni si presenti munito di carta di identità valida.

Per eventuali ulteriori informazioni chiamare il 336/4964973.

                                                 Totò Conti

mercoledì 20 aprile 2016

Commemorazione del Gen. Antonino Cascino



PIAZZA ARMERINA - Alla commemorazione del Gen. Antonino Cascino e mostra sulla prima guerra mondiale, realizzata il 9 aprile 2016,  ha anche partecipato una rappresentanza dei  Marines Americani di Sigonella (Naval Air Station): Cappellano dei Marines Derrick Horne, Sottufficiale della marina USA Christopher Bulloch, Dott. Alberto Lunetta Responsabile Relazioni Esterne Base USA. I Militari Americani hanno certamente contribuito a dar lustro alla manifestazione che ha visto una generale e numerosa partecipazione delle principali forze militari ed Associazioni Italiane: Arma dei Carabinieri, Esercito Italiano, Marina ed Aeronautica Italiana, Bersaglieri, Corpo militare CRI, Istituto Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Associazione Mutilati e invalidi di Guerra, Associazione Naz. Delle famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, Associazione Naz. Cappellani Militari, Associazione ex Allievi Accademia militare di Modena ed altri ancora.
                                                       


               

 Paolo Orlando

martedì 19 aprile 2016

Il Cnr per Palmira



Il contributo dell’Ibam e dell’Icvbc per la conservazione e la valorizzazione dell’antica città siriana: dall’aerofotografia archeologica al telerilevamento satellitare, dalle ricostruzioni 3D alla classificazione dei materiali lapidei e all’identificazione delle cave di provenienza

La recente riconquista dell’antica città di Palmira, danneggiata nel corso del conflitto siriano, sta richiamando l’interesse e la responsabilità dei ricercatori affinché si possano recuperare siti distrutti o compromessi in contesti di guerra. All’appello non mancano alcuni istituti del Cnr che hanno maturato una forte specializzazione nel settore. Tra questi, l’Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam – Cnr) che già da tempo opera in contesti mediorientali (Turchia, Iraq e Siria) e fornirà un ‘supporto’ ai Caschi Blu per la cultura, la task force Unit4Heritage, istituita a seguito dell’accordo siglato tra il Governo italiano e l’Unesco per la salvaguardia del patrimonio dell’antica città siriana. Tra le metodologie che saranno applicate dall’Ibam - Cnr: l’aerofotografia archeologica e il telerilevamento da satellite per la ricostruzione storico-archeologica del sito e per il monitoraggio multitemporale delle evidenze antiche, allo scopo di valutare l’entità dei danni che queste hanno subito nel corso del conflitto. L’esame della cartografia storica e della documentazione fotografica precedente gli eventi fornirà una documentazione unica dello stato del sito e dei monumenti prima della loro distruzione. Nell’ultimo decennio i Paesi del Vicino Oriente sono stati oggetto di indagine da parte di archeologi, topografi e informatici dell’Ibam nell’ambito di missioni archeologiche internazionali. Le attività di ricerca si sono focalizzate sul recupero, lo studio e l’interpretazione di un ricco dataset di dati telerilevati da piattaforma aerea e satellitare, che comprendono le fotografie aeree scattate negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso dai «pionieri» dell’archeologia aerea Antoine Poidebard e Marc Aurel Stein (recuperate presso archivi storici), le fotografie cosmiche scattate dai satelliti spia USA negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso (recuperate dagli archivi NASA) e, infine, le immagini satellitari ottiche ad alta risoluzione acquisite dai recenti satelliti per uso civile (in particolare Ikonos-2, QuickBird-2, GeoEye- 1, WorldView-2, WorldView-3). Il risultato di queste ricerche, abbinato alle competenze nel rilievo 3D da laser scanner e nel telerilevamento da drone permetterà di realizzare la necessaria base documentaria per le attività di restauro e per proporre così uno studio ricostruttivo 3D dei monumenti utile a ricomporre l'aspetto originario della città. “La quasi ventennale esperienza maturata dall’Ibam Cnr - dichiara Daniele Malfitana, direttore dell'Istituto - nel campo delle ricerche multidisciplinari applicate al patrimonio culturale soggetto a rischi, potrà così essere messa a disposizione della comunità scientifica internazionale”.
La classificazione dei materiali lapidei impiegati nell’architettura palmirena e l’identificazione delle cave di provenienza di tali materiali è invece il campo di indagine dell’Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali (Icvbc-Cnr) che ha partecipato al ‘Progetto Palmira’ dell’Università di Milano, in collaborazione con le competenti autorità siriane, prima che l’occupazione e la guerra civile, iniziata nel marzo 2011, interrompessero gli studi sull’area.
Spiega il direttore Maria Perla Colombini: “Le indagini hanno evidenziato l’impiego di due rocce carbonatiche: un calcare nodulare e una dolomia massiccia. Il primo è stato adoperato come pietra da taglio per elementi monolitici (fusti di colonne fino a 6,8 metri di lunghezza) e decorativi finemente lavorati (capitelli, trabeazioni), ma anche per conci di muratura e per pavimentazioni. La dolomia massiccia è stata invece utilizzata in grandi blocchi squadrati per le fondazioni degli edifici e per la costruzione delle altissime tombe a torre, caratteristica peculiare dell’architettura della città. I diversi sopralluoghi e le indagini petrografiche effettuate hanno confermato la provenienza dei calcari nodulari da alcune cave a nord-est della città romana, mentre la dolomia massiccia proviene da numerosi piccoli affioramenti a occidente della città, in prossimità della Valle delle Tombe”. Il ‘Progetto Palmira’ si propone di effettuare scavi nel settore occidentale della città romana, in cui affiorano solo pochi resti.

venerdì 15 aprile 2016

L’appetito vien mangiando e… rimanendo svegli




Svelato il paradosso del cervello degli obesi. Esso risiede nei circuiti ancestrali che si attivano per garantire la sopravvivenza degli animali producendo il peptide orexina-A che promuove la veglia e il comportamento di allerta durante la caccia al cibo. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista PNAS

L‘idea che l’appetito vien mangiando e chi dorme non piglia peso non è più solo un luogo comune. Il nostro cervello mette in atto una precisa strategia, affinchè questo accada, mediante un meccanismo che è stato ora svelato da una ricerca scientifica tutta italiana targata Consiglio nazionale delle ricerche. Lo studio guidato da Luigia Cristino, ricercatrice dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, in collaborazione con Ceinge, Istituto di biochimica delle proteine del Cnr, Università Federico II di Napoli e Università Carlo Bo di Urbino, è stato pubblicato sulla rivista PNAS e prende spunto da una proprietà fondamentale del cervello: la plasticità sinaptica, ovvero l’abilità dei circuiti neurali di essere rimodellati in funzione degli stimoli che il cervello riceve. Questa abilità è alla base dell’apprendimento.
“Quando la fame ci assale, il livello circolante dell’ormone leptina (il freno della fame) cala mentre sale significativamente quello dell’endocannabinoide 2-AG (l’acceleratore della fame che normalmente è frenato dalla stessa leptina) nell’ipotalamo” afferma Vincenzo Di Marzo, direttore dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli e co-autore di questo studio. “Questa è una  piccola regione del cervello che regola molte funzioni neuroendocrine, tra cui appetito e sazietà, e riorganizza i propri circuiti per rispondere alla richiesta di cibo e produrre, tra l’altro, maggiori quantità di una piccola molecola, un peptide di appena 33 amminoacidi chiamato orexina-A. Dal punto di vista evolutivo l’orexina-A, dal greco orexis, che vuol dire appetito, promuove la veglia e il comportamento attentivo-cognitivo di allerta garantendo la sopravvivenza dell’animale durante la caccia del cibo e consentendone la fuga in caso di pericolo (ad esempio al sopraggiungere di un predatore)”.
“Gli endocannabinoidi sono piccole molecole segnale che utilizzano gli stessi recettori di membrana a cui si lega anche il principale costituente psicotropo della cannabis, il THC (Δ9-tetraidrocannabinolo). Che gli endocannabinoidi stimolassero l’appetito è noto da tempo, come ampiamente dimostrato dalle nostre ricerche”, spiega Cristino. “La novità di questa ricerca è stata scoprire che l’orexina-A è un potente induttore della sintesi del 2-AG che, a sua volta, attiva il recettore CB1 del sistema endocannabinoide nei neuroni POMC dell’ipotalamo, spegnendo così la produzione di a-MSH, un altro ormone che blocca la fame. Sebbene tale meccanismo serva ad assicurare un corretto apporto di energia durante la veglia in individui normopeso, esso diventa difettoso durante l’obesità a causa del malfunzionamento della leptina. Ciò innesca il circolo vizioso
dell’aumento di appetito e del peso corporeo che porta al punto di non ritorno a cui il cervello non riesce a spegnere più il senso di fame”.
I ricercatori ipotizzano che tale meccanismo possa verificarsi anche nell’uomo dal momento che hanno riscontrato nel sangue di maschi adulti obesi (BMI>36, età media 25-32 anni) una correlazione inversa tra i livelli circolanti di orexina-A e quelli di a-MSH, correlazione abbinata alla severa alterazione dei valori delle transaminasi che si accompagna a steatosi epatica. I risultati di questo studio potrebbero spiegare anche la ben nota associazione tra privazione prolungata di sonno e obesità e sono particolarmente rilevanti in riferimento all'attuale epidemia di tale condizione negli Stati Uniti e in Europa.
Dal recente piano Oms contro la sedentarietà risulta allarmante la notizia che, nel vecchio continente, oltre la metà degli adulti è in sovrappeso o obesa e oltre il 25% dei bambini di otto anni di età è obeso. “In questo scenario, lo studio individua nei recettori dell’orexina-A ottimi bersagli farmacologici da bloccare per combattere l'obesità e le sue comorbidità nell’epoca in cui la storia evolutiva dell’uomo ci ha, paradossalmente, portati dal bisogno di mangiare per sopravvivere a quello di digiunare per vivere in forma”, conclude Di Marzo.

OPERAZIONE PERSEFONE





BRILLANTE OPERAZIONE CONDOTTA DAGLI UOMINI DELLA SQUADRA MOBILE DI ENNA, DIRETTI DAL VICEQUESTORE AGGIUNTO, DOTT. GABRIELE PRESTI, CHE HA PORTATO AL RITROVAMENTO DI PREZIOSI MATERIALI ARCHEOLOGICI. I FATTI: NELL’AMBITO DI UN SERVIZIO DI CONTROLLO PREDISPOSTO DA TEMPO E MIRATO ALLA RICERCA DI ARMI E MUNIZIONI PRESSO L’ABITAZIONE DI UN PREGIUDICATO NATIVO DI PIAZZA ARMERINA, MA RESIDENTE A PERGUSA, GLI INQUIRENTI HANNO SCOPERTO UN VERO E PROPRIO TESORO. AVVOLTI IN FOGLI DI GIORNALE, E NASCOSTI ALLA VISTA, IN CASSETTE E MOBILIO, IN GRANDISSIMA QUANTITA’, GIACEVANO REPERTI ARCHEOLOGICI DI INESTIMABILE VALORE. ANFORE, UNGUENTARI, MONETE, TERRECOTTE VOTIVE, PESI PER TELAI, TUTTI RISALENTI A UN PERIODO COMPRESO TRA IL V E IL II SECOLO A.C., ALCUNI DEI QUALI PROBABILMENTE FRUTTO DI SPEDIZIONI SUBACQUEE, ALTRI PROVENIENTI DAI SITI CHE COSTELLANO IL TERRITORIO. TRA I REPERTI PIU’ PREZIOSI, CERAMICHE DI SQUISITA FATTURA, RICONDUCIBILI ANCHE A SITI NON INDIGENI.

UNA VERA PIAGA, QUELLA DEL TRAFFICO DI REPERTI ARCHEOLOGICI TRAFUGATI, CHE VENGONO POI IMMESSI CLANDESTINAMENTE SUL MERCATO DEI COLLEZIONISTI, DEPAUPERANDO DEL PROPRIO PASSATO UN TERRITORIO ANCORA IN PARTE INESPLORATO, COME CI INSEGNA LA STORIA, RECENTE E NON, DEI BENI “RESTITUITI” ALLA FRUIZIONE E ALLA CONOSCENZA.

IL RITROVAMENTO DI 2 GIORNI FA HA SUSCITATO CLAMORE E INTERESSE. I REPERTI SONO STATI AFFIDATI ALLA SOPRINTENDENZA PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI DI ENNA, CHE SI OCCUPERA’ DI ELENCARLI E CATALOGARLI. L’UOMO CHE LI DETENEVA E’ STATO DEFERITO IN STATO DI LIBERTA’ PER IL REATO DI RICETTAZIONE DAL SOSTITUTO PROCURATORE DI ENNA, DOTT. GIOVANNI ROMANO, CHE HA ASSUNTO LA DIREZIONE DELLE INDAGINI.

UNA CONFERENZA STAMPA, IL GIORNO SUCCESSIVO AI RITROVAMENTI,OPERAZIONE,DENOMINATA “PERSEFONE”, SI E’ SVOLTA PRESSO L’AUDITORIUM FALCONE E BORSELLINO DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI ENNA. AL TAVOLO, IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA, MASSIMO PALMERI, IL QUESTORE, ENRICO DE SIMONE, IL DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE, GABRIELE PRESTI, IL SOPRINTENDENTE DEI BENI CULTURALI, SALVATORE GUELI E LA DIRIGENTE DEL SETTORE ARCHEOLOGIA, PINUCCIA MARCHESE.





ANGELA MALVINA L’EPISCOPO