
Enna. Ancora polemiche nel mondo accademico. E’ rovente la questione delle recenti nomine dei componenti del Consiglio direttivo all’ Anvur ( Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca ), ente preposto a giudicare la qualità degli atenei e degli istituti di ricerca.
Con i sette nuovi commissari rimane tagliata fuori una qualunque rappresentanza meridionale, essendo romani gli esponenti geograficamente posti più a mezzogiorno.
Ritengo si tratti di una grave disattenzione – afferma il rettore dell’ Università Kore, Salvo Andò, intervenendo sulla vicenda - il problema è stabilire se dei rappresentanti di università da Roma in su possano rappresentare un vulnus alla imparzialità del giudizio; si tratta di persone certamente competenti e serene, ma dovrebbe preoccupare che il sistema universitario appaia diviso in due segmenti: valutatori e valutati. Il giudizio implicito è che le università collocate al di sotto di Roma non riescano ad esprimere valutatori .
Nomine da cui scaturiscono parecchie perplessità e forte dissenso, le rilevazioni prodotte dall’ Agenzia saranno, infatti, determinanti per distribuire una parte del Fondo di finanziamento ordinario alle Università.
Un’ ulteriore penalizzazione per gli atenei meridionali che va a sommarsi al tema dei cosiddetti parametri premiali e, sulla base dei diversi contesti sociali di riferimento, alle inevitabili fragilità che ne derivano.
Se mettiamo in crisi per asfissia economica le università meridionali, è il sistema nel complesso che va in crisi, perché queste assolvono ad una funzione strategica per lo sviluppo del Sud, significherebbe mettere una pietra sopra la questione meridionale .
Anche in riferimento ai settori disciplinari espressi il malessere generale non si placa, sono infatti sei i componenti che provengono da aree prettamente scientifiche, con un forte ridimensionato del peso dei dipartimenti umanistici.
Con i sette nuovi commissari rimane tagliata fuori una qualunque rappresentanza meridionale, essendo romani gli esponenti geograficamente posti più a mezzogiorno.
Ritengo si tratti di una grave disattenzione – afferma il rettore dell’ Università Kore, Salvo Andò, intervenendo sulla vicenda - il problema è stabilire se dei rappresentanti di università da Roma in su possano rappresentare un vulnus alla imparzialità del giudizio; si tratta di persone certamente competenti e serene, ma dovrebbe preoccupare che il sistema universitario appaia diviso in due segmenti: valutatori e valutati. Il giudizio implicito è che le università collocate al di sotto di Roma non riescano ad esprimere valutatori .
Nomine da cui scaturiscono parecchie perplessità e forte dissenso, le rilevazioni prodotte dall’ Agenzia saranno, infatti, determinanti per distribuire una parte del Fondo di finanziamento ordinario alle Università.
Un’ ulteriore penalizzazione per gli atenei meridionali che va a sommarsi al tema dei cosiddetti parametri premiali e, sulla base dei diversi contesti sociali di riferimento, alle inevitabili fragilità che ne derivano.
Se mettiamo in crisi per asfissia economica le università meridionali, è il sistema nel complesso che va in crisi, perché queste assolvono ad una funzione strategica per lo sviluppo del Sud, significherebbe mettere una pietra sopra la questione meridionale .
Anche in riferimento ai settori disciplinari espressi il malessere generale non si placa, sono infatti sei i componenti che provengono da aree prettamente scientifiche, con un forte ridimensionato del peso dei dipartimenti umanistici.
Alessandra Leonora