giovedì 3 settembre 2009

LAMPEDUSAINFESTIVAL - “L’incontro con l’Altro”

Festival delle migrazioni e del recupero della storia orale

Dal 15 al 18 settembre 2009 a Lampedusa

Mercoledì 16 settembre - ore 18:30

Hotel Royal – Via Maccaferri, 15

Tavola Rotoda

“Invertire la rotta?”
riflessioni sulla protezione dei rifugiati in Europa e in Italia oggi
Interventi di
Giacomo Sferlazzo, Circolo Arci Askavusa – Lampedusa

Gianfranco Schiavone, direttivo ASGI

Leonardo Marino, avvocato socio ASGI-Sicilia

Antonella Basitone, UNHCR – Sicilia

Dagmawi Yimer , regista del film “Come un uomo sulla terra”

Luciana Castellina, Giornalista

Antonella Inverno, ufficio legale Save the Children, Italia
-

Coordina Sabrina Morena, festival S/paesati di Trieste

La prima edizione del Lampedusainfestival organizza una tavola rotonda sui migranti e sui problemi dell’isola, il comune più a sud d’Italia, la Porta d’Europa come viene chiamata. Il centro di detenzione a Lampedusa è situato nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia) e sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli ultimi anni è stato trasformato in “centro di primo soccorso ed accoglienza” e trasferito in una zona disabitata. A gennaio scorso Lampedusa si è trovata al centro di una protesta, i migranti hanno abbattuto i cancelli e si sono incontrati con la popolazione che si è dimostrata solidale.

Ora la tragedia del 20 agosto porta con estrema urgenza la necessità di trattare alcuni argomenti. In molti altri casi, purtroppo, le tragedie avvengono senza testimoni, senza giornalisti scomodi, e senza neppure riconoscere la buona fede dei superstiti, al punto che si arriva a mettere in discussione persino quanto dichiarato dalle organizzazioni umanitarie che operano, in regime di convenzione con lo stesso ministero dell’interno, negli interventi di prima accoglienza. “A seguito degli accordi italo-libici” scrive Fulvio Vassallo Paleologo ( Il Protocollo operativo del dicembre 2007 e il Trattato di amicizia italo libico dell’agosto 2008) e soprattutto a seguito delle “intese operative” segrete intercorse tra questi due paesi dopo i viaggi di Ministri e funzionari di polizia tra Roma e Tripoli (e viceversa) nei primi mesi del 2009, ma anche dopo la “storica” visita di Gheddafi a Roma nel giugno scorso, le unità militari italiane, intendiamo della Marina Militare, coinvolte nelle attività di “pattugliamento congiunto” con le motovedette italo-libiche (donate a Gheddafi dal governo italiano, battenti dunque bandiera libica, ma sulle quali dovrebbe trovarsi anche personale militare italiano), operano interventi di “respingimento collettivo” con la riconsegna alle autorità libiche di quanti vengono intercettati in acque internazionali, più spesso al limite delle acque territoriali di quel paese, considerata la ridotta autonomia operativa dei mezzi donati alla guardia costiera libica. Il coordinamento degli interventi di pattugliamento congiunto è affidato ad una unità di coordinamento libica, d’intesa con le autorità italiane (come risulta dal Protocollo operatvo Italia-Libia del dicembre 2007), mentre rimane sempre più evanescente il posizionamento e le reali funzioni delle unità aereonavali di FRONTEX, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, da tempo impegnata nel Canale di Sicilia con operazione tanto dispendiose quanto prive di qualsiasi effettiva incidenza”.


Ufficio stampa: Gigi Piga