10-nov-2008

Di Pietro all'attacco di Alfano

Incostituzionale, ma prima ancora immorale. Parole di Antonio Di Pietro che va giù duro contro il lodo Alfano e lo stesso ministro che lo ha firmato, tacciandolo di essere una sorta di Penelope del ventunesimo secolo.
“Da un lato inasprisce il 41 bis, dall’altro dice sì a leggi del genere e ad altre simili come quella contro le intercettazioni oppure il lodo Consolo. Alla faccia della coerenza…”. E giù gli applausi dei circa trecento presenti ieri mattina a piazza Verdi per accogliere il leader di Italia dei Valori, che si è prima concesso alla stampa e poi ha preso parte ad un’intervista pubblica condotta dai giornalisti Piero Cascio (Giornale di Sicilia) e Fabrizio Lentini (La Repubblica).

L’incipit è stato proprio il lodo Alfano, contro il quale Idv ha promosso la raccolta di firme per un referendum abrogativo. “Stabilisce il principio abnorme per il quale la legge è uguale per tutti meno quattro”, ha tuonato Di Pietro, dicendo di aver voluto coinvolgere la gente “per sancire pure l’immoralità di quel lodo”. Secondo le ultime stime sembra che le firme già raccolte in tutta Italia stiano avvicinandosi a quota un milione. Poi Di Pietro ha toccato un altro tema caldo della giustizia, quello dell’uso delle intercettazioni. “Quelle legittime, cioè disposte dall’autorità giudiziaria, non vanno ridimensionate né in riferimento al tempo di applicazione né riguardo ai reati per i quali possono essere utilizzate. Altro discorso, invece, per quelle illegittime oppure pubblicate arbitrariamente sui giornali: in questi casi si deve porre un freno”.

Subito dopo Di Pietro ha così commentato l’approvazione della legge antiracket da parte dell’Ars: “Bravi, ma l’hanno copiata da una nostra proposta… Ora va subito estesa al resto d’Italia”. Accanto a lui sul palco, insieme a Fabio Giambrone e Ignazio Messina, c’era Leoluca Orlando, che ha aggiunto: “I nostri deputati e senatori hanno firmato un progetto di legge quasi identico, prevedendo incentivi soprattutto verso i piccoli imprenditori, quelli che hanno meno forza per contrastare il racket”. Non è mancato un accenno alla riforma della scuola: “Dopo i cortei il governo si è reso conto che non poteva continuare a decidere manu militari con decreti legge – ha detto Di Pietro - Resta, tuttavia, il danno già fatto dalla Gelmini – o meglio da Tremonti - che hanno sottratto risorse: restituiscano il maltolto. Quanto a noi, voteremmo una legge contro i baronati universitari, i concorsi fatti per parenti ed amici, gli sprechi costituiti da facoltà con 5 iscritti e 40 docenti”.

E sul federalismo: “Una commissione bicamerale? Se deve servire ad esprimere solo un parere sarebbe uno spreco di soldi”. Infine una stoccata a Veltroni: “Decidemmo insieme di costituire due gruppi, poi lui ha detto che avevo fatto da solo. Quanto al dialogo con Berlusconi, noi fummo precursori dicendo che era impossibile. I dirigenti del Pd se ne sono finalmente accorti. Beh, dovrebbero almeno ringraziarci...”.