“Da quando è emerso che ho fatto chiarezza sui circa 4 miliardi di euro del Cip6 (contributo necessario per rendere realizzabili i termovalorizzatori), vengo attaccato, ogni giorno, dal quotidiano la Repubblica, da una parte del Pd siciliano e da alcuni dei ‘lealisti’ del Pdl dell’Isola. Prima hanno tirato fuori un’accusa di insider trading totalmente falsa, poi una fattura milionaria che non ho mai emesso e un contenzioso surreale; quindi la mia attiva partecipazione alla conclusione dell’accordo sul rigassificatore di Porto Empedocle mai avvenuta. Adesso è la volta di un immaginario conflitto di interessi con la mia attività professionale. Vicende tutte prontamente confutate, ma ogni giorno ribadite come verità rivelate, sino a debordare nella mia vita privata”.
Lo afferma l’assessore regionale alla Presidenza Gaetano Armao.
“Sorda alle smentite - prosegue l’assessore - l’allegra consorteria, di certo non occasionale né disinteressata, continua a spararle grosse con chiare finalità intimidatorie sulla mia attività amministrativa di tecnico nel Governo regionale (con lo stonato e nauseante contributo del solito Rudy Maira, paladino del risarcimento all’Actelios-Falck). Nessuno di questi soggetti ha però il coraggio di dire la verità: e cioè che mi aggrediscono perché ho messo in discussione il groviglio che sta dietro certe operazioni che tutelerebbero gli ex concessionari dei termovalorizzatori”.
“L’ultima accusa di Repubblica - sottolinea ancora Armao - è totalmente infondata. Mi si rinfaccia un conflitto di interessi nella mia attività di avvocato amministrativista. Solo che, contrariamente a quello che scrive Repubblica, ho tempestivamente lasciato tali difese quando ho assunto le funzioni di assessore, comunicandolo ai clienti, e comunque non ho svolto alcuna attività giudiziale. Il passaggio è fondamentale, perché come ha stabilito la Cassazione, la rinuncia alla procura ha effetto dal momento della comunicazione al cliente, mentre non ha rilevanza il deposito della rinuncia presso il giudice”.
“Quando sono arrivato alla Regione - precisa Armao - si sosteneva che i 4 miliardi di euro del Cip 6 erano legati ai quattro siti dove avrebbero dovuto essere realizzarsi i vecchi termovalorizzatori. Non mi ha convinto questa tesi e, con il Presidente Lombardo e il supporto dell’Arra, abbiamo chiesto al Ministero dello Sviluppo economico di precisare coma stavano e cose. Ci è stato detto che questi fondi sono della Regione (e non destinati ai siti degli ex concessionari) e vanno utilizzati per la realizzazione di un nuovo piano per la gestione dei rifiuti e di nuovi eventuali impianti senza che nessuno sia costretto all’acquisto dei vecchi siti. Ho poi proposto alla Giunta, che l’ha condiviso all’unanimità, di dichiarare nulle le convenzioni con i vecchi gestori in seguito alla sentenza della Corte europea. A questo punto, chi pensava di avere un’ ‘arma letale’ nello scontro con la Regione, non ha gioito”.
“La ragione per la quale mi attaccano è proprio questa - insiste l’assessore Armao - qualcuno non ha gradito la mia correttezza nel tutelare l’interesse pubblico. Io non so che tipo di legami ci siano tra la proprietà del Gruppo Espresso-Repubblica (De Benedetti/Caracciolo) e il gruppo Falck, nonostante vi siano riferimenti che inducano a singolari correlazioni. Non so se questi interessi riguardano i termovalorizzzatori o i rigassificatori. Ma so - e lo dimostrano i fatti - che in questa occasione gli interessi del partito di Repubblica coincidono con quelli di alcuni dei cosiddetti ‘lealisti’ del Pdl siciliano e di taluni settori del Pd che potrebbero avere tra loro legami di diverso tipo”.
“Il Presidente Lombardo mi ha esortato ad andare avanti - prosegue l’assessore - e certo non ci faremo intimidire da una campagna di killeraggio che ha motivazioni che prescindono dalla politica. Tuttavia, da allievo di Padre Pintacuda, mi viene da dire che questo è proprio uno dei casi in cui il sospetto è l’anticamera della verità”.
“Sono infine proprio curioso di sapere - conclude Armao - cosa pensa il Presidente Berlusconi di questa inedita saldatura di interessi tra il partito di Repubblica e alcuni dei cosiddetti ‘lealisti’ del Pdl siciliano”.
Lo afferma l’assessore regionale alla Presidenza Gaetano Armao.
“Sorda alle smentite - prosegue l’assessore - l’allegra consorteria, di certo non occasionale né disinteressata, continua a spararle grosse con chiare finalità intimidatorie sulla mia attività amministrativa di tecnico nel Governo regionale (con lo stonato e nauseante contributo del solito Rudy Maira, paladino del risarcimento all’Actelios-Falck). Nessuno di questi soggetti ha però il coraggio di dire la verità: e cioè che mi aggrediscono perché ho messo in discussione il groviglio che sta dietro certe operazioni che tutelerebbero gli ex concessionari dei termovalorizzatori”.
“L’ultima accusa di Repubblica - sottolinea ancora Armao - è totalmente infondata. Mi si rinfaccia un conflitto di interessi nella mia attività di avvocato amministrativista. Solo che, contrariamente a quello che scrive Repubblica, ho tempestivamente lasciato tali difese quando ho assunto le funzioni di assessore, comunicandolo ai clienti, e comunque non ho svolto alcuna attività giudiziale. Il passaggio è fondamentale, perché come ha stabilito la Cassazione, la rinuncia alla procura ha effetto dal momento della comunicazione al cliente, mentre non ha rilevanza il deposito della rinuncia presso il giudice”.
“Quando sono arrivato alla Regione - precisa Armao - si sosteneva che i 4 miliardi di euro del Cip 6 erano legati ai quattro siti dove avrebbero dovuto essere realizzarsi i vecchi termovalorizzatori. Non mi ha convinto questa tesi e, con il Presidente Lombardo e il supporto dell’Arra, abbiamo chiesto al Ministero dello Sviluppo economico di precisare coma stavano e cose. Ci è stato detto che questi fondi sono della Regione (e non destinati ai siti degli ex concessionari) e vanno utilizzati per la realizzazione di un nuovo piano per la gestione dei rifiuti e di nuovi eventuali impianti senza che nessuno sia costretto all’acquisto dei vecchi siti. Ho poi proposto alla Giunta, che l’ha condiviso all’unanimità, di dichiarare nulle le convenzioni con i vecchi gestori in seguito alla sentenza della Corte europea. A questo punto, chi pensava di avere un’ ‘arma letale’ nello scontro con la Regione, non ha gioito”.
“La ragione per la quale mi attaccano è proprio questa - insiste l’assessore Armao - qualcuno non ha gradito la mia correttezza nel tutelare l’interesse pubblico. Io non so che tipo di legami ci siano tra la proprietà del Gruppo Espresso-Repubblica (De Benedetti/Caracciolo) e il gruppo Falck, nonostante vi siano riferimenti che inducano a singolari correlazioni. Non so se questi interessi riguardano i termovalorizzzatori o i rigassificatori. Ma so - e lo dimostrano i fatti - che in questa occasione gli interessi del partito di Repubblica coincidono con quelli di alcuni dei cosiddetti ‘lealisti’ del Pdl siciliano e di taluni settori del Pd che potrebbero avere tra loro legami di diverso tipo”.
“Il Presidente Lombardo mi ha esortato ad andare avanti - prosegue l’assessore - e certo non ci faremo intimidire da una campagna di killeraggio che ha motivazioni che prescindono dalla politica. Tuttavia, da allievo di Padre Pintacuda, mi viene da dire che questo è proprio uno dei casi in cui il sospetto è l’anticamera della verità”.
“Sono infine proprio curioso di sapere - conclude Armao - cosa pensa il Presidente Berlusconi di questa inedita saldatura di interessi tra il partito di Repubblica e alcuni dei cosiddetti ‘lealisti’ del Pdl siciliano”.
g.a.

